Marconi parla di «ingegnerizzazione lingustica neotransfemminista»


È sempre più evidente la deriva populista che sta condannando l'Italia a continui putiferi basati sul nulla. Ormai assistiamo a «messe riparatore» celebrate contro Sanremo, ad accuse sommarie di «satanismo» avanzate nei confronti di Fiorello o a starnazzanti polemiche per un banale bacio a stampo tra due eterosessuali.
Non ultima, dalle destre populiste giunta anche l'esaltazione di Beatrice Venezi per la sua sottomissione ad un linguaggio sessista. Pillon, Salvini, Meloni e CasaPond si sono detti estasiati da una direttrice d'orchestra che vuole essere chiamata al maschile.
Eppure si fatica quasi a comprendere il senso della polemica, dato che è la lingua italiana a dirci che c' c’è il direttore e c’è la direttrice, esattamente come c'è l'attore e l'attrice... secondo il loro ragionamento, dovremmo parlare del famoso direttore d’orchestra Beatrice Venezi come anche del famoso attore Sofia Loren?

Eppure è cavalcando quelle polemiche che, in occasione della giornata della donna, l'adonolfiniano Gabriele Marconi va a scomodare improbabili etimologie volte a chiedere che per i ruoli di prestigio si usci il maschile in modo che sia chiaro che quelle sono "cose da uomini" in virtù di come loro sembrerebbero sostenere debba essere chiaro a tutti che il potere e le responsabilità non sono cose da donne:


Immaginiamo dunque che il signor Marconi preveda che il suo salario gli venga pagato sotto forma di sale dato che l'etimologia è quella...
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