Salvini dice fesserie sullo Ius soli. Definisce «cavolate» i diritti dei bambini, anche se la priorità della Lega è la censura dei Griffin


I casi sono due: o il senatore Matteo Salvini non sa di cosa parla, oppure tenta di ingannare i suoi proseliti propinandogli un razzismo spicciolo. D'altronde anche i tribunali hanno riconosciuto che il dichiarare che la Lega è razzista non può essere ritenuto diffamazione dato che quello sarebbe un dato di fatto.
In quella sua dialettica che alterna le sue invettive contro i gay alle sue invettive contro la dignità delle donne alle sue invettive contro i miranti, Salvini è tornato a cercare consensi sparando a zero contro gli stranieri e raccontando confuse teorie sullo ius soli:


Se lascia sbigottiti il suo sostenere che i diritti delle persone sarebbero «cavolate» mentre la priorità del suo partito è quella di discutere la censura dei Griffin perché al loro Simone Pillon non piace quel cartone animato, tragicomico è come dica che lo ius soli servirebbe a dare la «cittadinanza facile agli immigrati».
Ovviamente non è così, dato che lo ius soli servirebbe a dare una cittadinanza a tutti quei bambini che sono nati e cresciuti in Italia, spesso senza aver mai visto un altro Paese. E se Salvini dice sia giusto che quei bambini abbiano meno diritti della prole che lui ha concepito con svariate donne, almeno dovrebbe avere la decenza di dire la verità: perché il suo raccontare che lo ius soli sarebbe «cittadinanza facile agli immigrati» è semplicemente una bugia. Perché quella non è la “cittadinanza facile agli immigrati”, ma la cittadinanza a chi nasce nel nostro Paese.
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