Il camerata Tuiach assicura che il vescovo di Trieste abbia contatti con l'Est Europa


Il vescovo di Trieste, monsignor Giampaolo Crepaldi, inciterebbe la popolazione al negazionismo e gestirebbe contatti con Mosca. L'accusa è dell'ex consigliere Tuiach, il quale si dice ovviamente orgoglioso di vedere in lui un alleato dei gruppi neofascisti. Ovviamente inventandosi che il suo aver cercto di far ammalare migliaia di triestini fosse un atto di "resistenza" in comunione con quel suo Roberto Fiore che organizzava attacchi squadristi ai sindacati, è sui social russi che scrive:



Il camerata Tuach allega poi un articolo in cui il vescovo di Trieste dichiara:

Nella filosofia politica contemporanea e nelle principali correnti delle scienze sociali di oggi si parla pure e insistentemente di una unità globale. C’è oggi una forte tendenza all’universalismo e al globalismo nell’intento di integrare tutto il mondo in una sola comunità universale dotata di un’unica morale e di una unica religione civile. [...] Ne consegue che tali visioni dell’unità del genere umano e della globalizzazione avranno carattere utopistico (non fondate su cosa è ma su cosa sarà), violento (perché innaturali), rivoluzionario (incentrate su ciò che si vuole che sia), dispotico e ateo, ossia tendente ad una nuova religione civile globale vagamente umanistica.

Monsignor Crepaldi pare poi voler sostenere che la vita conti meno del profitto:

Connesse con il problema sanitario ci sono poi le questioni dell’economia e della pace sociale, dato che l’epidemia mette in pericolo la funzionalità delle filiere produttive ed economiche e il loro blocco, se continuato nel tempo, produrrà fallimenti, disoccupazione, povertà, disagio e conflitto sociale. Il mondo del lavoro sarà soggetto a forti rivolgimenti, saranno necessarie nuove forme di sostegno e solidarietà e occorrerà fare delle scelte drastiche.

Tutto questo per arrivare a sostenere che:

Durante la pandemia si sono sperimentate forme di controllo e sorveglianza sociale che potrebbero essere impiegate in futuro in altri campi diversi da quello sanitario. E’ stata anche implementata la regola dei “crediti sociali”: se non assumi un certo comportamento non puoi usufruire di questo o quell’altro benefit sociale.

Da qui, partono le solite teorie complottistiche, fomentate da Trump e sostenute dai gruppi neonazisti:

La pandemia è stata qualificata come una grande “emergenza”, e realisticamente lo è stata. Però non si può negare che essa sia anche stata utilizzata per legittimare cambiamenti globali che senza di essa sarebbe stato difficile far accettare. Può quindi aver costituito un precedente e in futuro nuove emergenze potrebbero essere artificialmente prodotte proprio per giustificare cambiamenti strutturali. E’ questo un pericolo che dobbiamo tenere in contro.
L’emergenza ecologica, l’emergenza demografica, l’emergenza energetica, una nuova emergenza sanitaria … domani potrebbero indurre a nuovi “Reset”. Uno di questi cambiamenti mi preme qui portare alla vostra attenzione: la transizione digitale. La digitalizzazione della vita quotidiana – dalla burocrazia all’economia alla finanza – costituisce certamente un fattore di progresso ma presenta anche il pericolo di fornire le basi tecnologiche per un sistema di controllo molto diffuso e pervasivo.
La questione dei Big Data non è di secondaria importanza. La necessità di controllare i movimenti delle persone durante la pandemia – legittima entro certi limiti – è stata sviluppata come invito ad una transizione digitale che interesserà anche altri campi ed altri movimenti e finirà per riguardare la vita intera delle persone. Tra l’altro con il consenso dei cittadini, dato che essi sono impauriti dall’emergenza e quindi concedono al potere politico un raggio di azione più ampio di quanto non concederebbero in situazione normali.
Molti fenomeni innescati dalla pandemia vengono indirizzati ad una globalizzazione intesa come globalismo. Si parla di creare una società di non-possidenti, con l’abolizione della proprietà privata sostituita da uno sharing universale senza chiarire chi avrà la proprietà delle cose da condividere. Si prospetta una ideologia ambientale globalista antinatalista ed antifamilista. Si vorrebbe creare una religione universale priva di dogmi e che consiste in “buone pratiche” sociali che però non si sa chi le debba stabilire.

Peccato che il vescovo non spieghi su che basi lui ha deciso che Dio sia contrario alla tutela dell'ambiente o quando avrebbe deciso che i vaccini elimineranno la proprietà privata.
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