Pillon invita a non patrocinnare i Pride perché, anni fa, c'è chi ha contestato i porti chiusi da Salvini

Il senatore leghista Simone Pillon è tornato a diffamare i gay, ripubblicando l'immagine usata sabato scorso per diffamare l'Umbria Pride come probabile forma di ritorsione per la denuncia che lo ha portato ad essere condannato in primo grado per diffamazione aggravata.
Dicendosi offeso da chi invita all'accoglienza dei migranti al posto di chiedere sistematici sequestri di persona in stile salviniano o carcerazioni nel lager libici, scrive:

Siamo oltre il ridicolo. Urlando che lui non tollera si possa contestate il razzismo leghista, il senatore invoca l'intervento di sindaci, province e regione per proibire patricini a chi chiede pari diritti. Evidentemente lui vorrebbe che ad essere patrocinati fossero solo i comizi anti-gay che lui organizza con i gruppi neofascisti e le lobby evangeliche statunitensi attingendo ai fondi di Mosca.
Ma resta difficile comprendere il senso del suo prendere una fotografia scattata anni fa per giurare «cose come queste accadono a tutti i pride», nonostante il messaggio di quel singolo manifestante non abbia nulla di strano dato che è sicuramente più vergognoso vedere Pillon che invita ad organizzare blasfemi rosari contro i gay o che elogia chi è razzista con chi scappa da fame e guerre.
Aizzati da Pillon, i suoi proseliti fanno a gara di insulti nell'ostentate tutto il loro degrado:


Vi pare normale che Pillon si intaschi 14mila euro al mese per insultare onesti cittadini attraverso mistificazioni e attacchi simili?
In passato il senatore si inventò persino che un killer texano fosse transgender, diffondendo le immagini di una ragazza che viveva in un altro stato:

Poi cancellò il post e non chiese mai scusa per quella bugia.