Pillon attacca il Pride di Treviso, ricorrendo alla sua solita mistificazione dei fatti


Continua la quotidiana persecuzione dei gay ad opera del senatore leghista Simone Pillon. Quest'oggi il leghista ha deciso di attaccare il Pride di Treviso, facendo leva su quel suo solito "noi contro loro" che fu alla base dell'intera propaganda nazista.
E così si inventa che il Pride sarebbe finito al centro di una «bufera» perché una singola organizzazione ritiene che quella sarebbe «una protesta di piazza, ma non è un Pride»:



Ovviamente il messaggio di Pillon trasuda di ideologia, dato che lui si è affrettato al elogiare le destre che negano il patrocinio ai Pride. Peccato che il comune non abbia negato nulla, dato che nessuno aveva chiesto il patrocinio ad una amministrazione che come primo atto ha cancellato la rete anti-discriminazione su richiesta di Massimo Gandolfini.
Ma è stato il sindaco a ritenere di dover insultare i manifestanti, precisando che lui avrebbe rifiutato il patrocinio qualora qualcuno glielo avesse chiesto: «A noi non è stato chiesto il patrocinio della manifestazione da cui prendiamo le distanze perché nasce con un atteggiamento puramente provocatorio che non condividiamo -ha detto il sindaco Conte- La lotta per i diritti è un tema serio e questo modo di manifestare non porterà certamene benefici alla tematica».

Se sulla disinformazione nessuno pare poter battere Pillon, va precisato che il coordinamento che unisce lesbiche, gay, bisessuali, transgender eterosessuali ha ufficialmente spiegato di non aver partecipato all'organizzazione, legata invece principalmente ai centri sociali. L'associazione era stata contattata con largo anticipo per l'organizzazione del pride e non ha accettato l'invito. Sono state organizzate tante riunioni pubbliche sempre per l'organizzazione e la programmazione, non ha mai partecipato ne proposto nulla o posto delle critiche. Per quanto riguarda il comune nessuno ha chiesto il patrocinio anche perché fra le associazioni che hanno organizzato e il comune non corre buon sangue. Quindi davvero non si capisce di che diavolo starebbe parlando il leghista.

Eppure, aizzati dal senatore, i suoi proseliti ci regalano i soliti insulti e il solito odio che caratterizza lo spirito assai poco cristiano dell'opera di Pillon:



A questi cosiddetti "signori" andrebbe ricordato che è grazie ai chi si è ribellato alle loro "regole sociali" che si è passati da avere migliaia di gay uccisi ad una società in cui ci sono stati più decenti dell'Italia che hanno legalizzato il matrimonio egualitario.
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