Il partito di Adinolfi conia lo slogan: "Basta guerra in Ucraina". Ma non dice come spera di ottenere la pace

Il populismo del partito di Mario Adinolfi rischia di far sembrare delle persone serie persino i leghisti. Infatti fa un po' sorridere che il loro Mirko De Carli possa lanciare lo slogan "basta guerra in Ucraina" perché a lui non sta bene che possa crescere l'inflazione.
Pensa forse che Putin ritirerà le sue truppe di invasione perché glielo chiede lui? Oppure propone di chiudere gli occhi davanti agli stupri di bambine minorenne, abbracciando le teoria del suo capo per cui sarebbe accettabile essere complici di crimini orribili in cambio di uno sconto sul prezzo delle bollette?
E dato che De Carli non pare volersi far mancare nulla, promette che lui imporrà un divieto all'esistenza della pandemia. Magari farà recapitare lettere al virus chiedendogli di scomparire? Fatto sta che è semplificando temi complessi e promettendo "soluzioni che si guarda bene dall'argomentare che lo troviamo a scrivere:

Curiosa è anche la sua teoria per cui noi dovremmo uscire dal conflitto" pur senza essere in guerra, quando è evidente che nessuno possa tirarsi fuori da una realtà storica come quella. Quindi non i tratta di "uscire dal conflitto", ma di decidere di essere complici di Putin nelle sue mire coloniali. E certamente non è corretto vogliano incolpar l'attuale governo perché Putin ha deciso di invadere uno stato sovrano o perché una pandemia mieteva morti mentre Adinolfi urlava che lui non voleva contribuire a fermarne la diffusione.