Gay Help Line compie 19 anni. Il 41% delle violenze avviene in famiglia


«L’omotransfobia in Italia non esiste». «Serve una mamma e un papà». «Dobbiamo difendere famiglia tradizionale»… Sono questi gli slogan promossi dal Governo Meloni, mentre Rossano Sasso assicura che la sua Lega sarà alleata di chiunque voglia portare discriminazione nelle scuole italiane.

Ma i dati raccolti da Gay Help Line raccontano una realtà molto diversa. Dal report diffuso in occasione dei loro 19 anni di vita, emerge che oltre 360.000 persone hanno chiesto il loro auto, con una media di circa 20.000 richieste ogni anno.
Oltre il 51% dei contatti proviene da giovani che affrontano difficoltà in famiglia o a scuola. Il 41,6% delle persone assistite riporta violenze fisiche o psicologiche in ambito familiare, mentre il 17% ha perso il sostegno economico dai genitori, compromettendo il proprio percorso di studi o formazione. Nel mondo del lavoro, i casi di discriminazione denunciati sono l'11,6%, con un impatto particolarmente grave sulle persone trans, che faticano a trovare occupazione (8%).
Inoltre, il 5,7% delle persone seguite ha abbandonato gli studi a causa del bullismo omotransfobico.
Però il problema di Rossano Sasso è che in una scuola del Veneto ci sarebbe una scala arcobaleno che darebbe fastidio ad un singolo figlio di due immigrati extracomunitari.

«Diciannove anni di ascolto e supporto ci hanno dimostrato che l'omobitransfobia è ancora una realtà quotidiana -dichiara Alessandra Rossi, coordinatrice Gay Help Line 800713713- Ma anche che una rete di supporto può davvero fare la differenza. Continueremo a essere qui per chi ha bisogno. Servizio che è stato possibile garantire grazie al Comune di Roma, Regione Lazio, sin dalla fondazione ed successivamente anche dall'Unar, fondi 8x1000 dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Chiesa Valdese e donazioni di Aziende e Privati. Oltre al quotidiano supporto di centinaia di volontari che in questi anni ci sono sempre stati vicini».
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