Secondo Robby Giusti, il genitore "cristiano" non può accettare di essere chiamato genitore


Il populismo ha sdoganato decine di personaggi che si credono i detentori della "verità" e che invitano gli analfabeti funzionali a dare agio alla loro incapacità di comprendere tutto ciò che non sia diretta espressione della loro esperienza personale.
Tra loro, ad aver eccitato le invettive di neofascisti e diffamatori seriali è stato il signor Robby Giusti, il quale si definisce un cantante che avrebbe firmato un contratto con la Emi Music:



Il signor Robby Giusti ci spiega che "da cristiano" non ha problemi con le prostitute di Trump o con i massacri di Gaza, perché il suo unico problema è che la Lega non possa discriminare i figli di orfani di padre o di madre pur di discriminare i figli dei gay. A suo dire, la verità di Dio sarebbe stata sancita con l'ideologico decreto di Salvini che ha modificato la dicitura "genitori" con "madre e padre" sulle carte di identità, al solo fine di introdurre distingui che tentassero di togliere diritti ai figli dei gay.
E quindi, evidentemente va bene che un "padre" possa abusare sessualmente della figlia se è maschio eterosessuale, va bene che una "madre" possa affittare il figlio ai pedofili che votano Trump se è femmina eterosessuale: l'importante è che ci sia un uomo che fa sesso con una donna. Ed ovviamente sostiene che sarebbe Dio a volerlo.

In un articolo intitolato "Padre e Madre cancellati: la nuova ferita alla verità della famiglia", il signor Robby Giusti scrive:

Con la sentenza n. 9216/2025, la Corte di Cassazione ha deciso che sulle carte d’identità dei minori non dovranno più comparire le parole “padre” e “madre”, ma un più generico e neutro “genitore”. La motivazione? Secondo i giudici, l’indicazione “padre” e “madre” sarebbe discriminatoria nei confronti delle coppie omosessuali che hanno fatto ricorso all’adozione in casi particolari.
Ma allora ci domandiamo: da quando la verità è diventata una discriminazione?
Padre e madre non sono semplici etichette da adattare alle mode culturali del momento. Sono identità fondanti, radici profonde di ogni essere umano. Sono il riflesso di una realtà biologica e spirituale che nessuna sentenza potrà cancellare.

Premesso che la definizione di "genitore" non cancella un bel nulla, il signor Giusti si lamenta che documenti d'identità non possano essere usati per negare il riconoscimento delle famiglie di bambini che non piacciono alle destre. Poi pazienza se migliaia di figli di coppie eterosessuali vivono in stato di abbandono, perché a lui interessa solo che due gay non possano crescere figli, perché lo vorrebbe Dio:

Come cristiano, non posso restare in silenzio di fronte a una cultura che sta smantellando, pezzo dopo pezzo, ogni riferimento alla famiglia naturale, ogni segno visibile della complementarità tra uomo e donna, ogni traccia del progetto originario di Dio sull’umanità.

Inizia cos'ì a citare i soliti slogan di Coghe, che sostengono che sarebbe nell'interesse del minore preferire un orfanotrofio a due genitori non eterosessuali. E si cerca persino di sostenere che l'orientamento sessuale sarebbe "una scelta" e non una caratteristica naturale:

Non si tratta di giudicare chi ha fatto scelte diverse, ma di difendere il diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre, non due “genitori” indistinti. La famiglia non è un’astrazione burocratica: è una comunione di differenze, un luogo sacro dove la vita nasce e cresce.
E quando lo Stato rinuncia a riconoscerla per ciò che è, non è inclusione: è smarrimento. La battaglia per la verità della famiglia non è una questione ideologica: è una questione d’amore. Perché solo nella verità si può amare davvero.

Non è chiaro se il signor Giusti voglia sostenere che chi non è eterosessuale sarebbe incapace di amare. Ma a giudicare da quanti eterosessuali votano chi promette blocchi navali per impedire che a mamma e papà sia permesso di poter dare un futuro decente ai figli nati in zone di guerra, la sua opinione parrebbe alquanto discutibile.

Insistendo nella sua ideologica, Giusti conclude:

Difendere “padre” e “madre” non è un atto contro qualcuno, ma un atto a favore di tutti.
E se oggi ci tolgono queste parole dalla carta d’identità, non permettiamo che le tolgano anche dal cuore dei nostri figli.

Ma davvero il signor Robby Giusti chiede che la dicitura "genitori o chi ne fa le veci" al posto di "mamme e papà o chi ne fa le veci" dovrebbe portare alle conseguenze che dice lui? E allora com'è possibile che lui sia riuscito a crescere in anni in cui i genitori erano chiamati genitori e nessuno chiedeva specifiche sui loro genitali?

Non meno grave è l'immagine da lui scelta, probabilmente ispirata ai cartelloni di Provita Onlus. Peccato che potremmo tranquillamente rappresentare migliaia di figli di "mamma e papà" che andrebbero protetti dai loro genitori, ma evidentemente Giusti non è interessato a loro.
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