I bambini ucraini rubati rubati dai russi vengono rieducati e mandati a combattere il loro popolo

Il Times ha rivelato l'ennesimo orrore della Russia di Putin. I ragazzini ucraini rapiti nelle zone occupate vengono prima “rieducati” e, una volta diventati maggiorenni, spediti al fronte a combattere contro la loro stessa patria.

Secondo le stime delle autorità ucraine, sarebbero ben 35.000 i bambini e ragazzi rapiti. Alcuni di loro erano rimasti senza genitori a causa della guerra e vengono quindi prelevati direttamente dagli orfanotrofi dai militari russi che avevano ucciso i loro genitori. Altri sono stati sottratti con la forza alle loro famiglie.
Il programma dell’Università statunitense di Yale, a Trump ha sospeso i finanziamenti pubblici e che resta attiva solo grazie a donazioni private, ne avrebbe rintracciati almeno 8.200. Tutti loro sarebbero stati sottoposti a di campi di rieducazione, dove vengono indottrinati come russi, obbligati a cantare l’inno russo ogni mattina, istruiti su programmi di storia riscritti secondo le esigenze del regime e costretti a dimenticare la loro lingua di origine e ad odiare il paese dal quale provengono.
Una pratica in tutto simile alla germanificazione dei bambini polacchi operata dai nazisti, che punta non solo a sopperire alla carenza di ragazzini da sacrificare sul fronte, ma anche a rendere sistematico lo sterminio del popolo ucraino, eliminando in battaglia o russificando tutte le generazioni più giovani.
È un nazismo rivisto secondo la dottrina putiniana, che non riconosce all’Ucraina alcun diritto all’esistenza.