L'Unione Europea boccia il piano balneari di Salvini. I suoi indennizzi sarebbero illegittimi


Bruxelles ha bocciato il piano Salvini sulle concessioni balneari. Il motivo principale del rigetto riguarda la previsione di indennizzi e le compensazioni economiche a favore dei concessionari uscenti, considerata dalla UE in totale contrasto con il diritto europeo e con i principi di libera concorrenza.

Il decreto del governo proponeva di riconoscere agli operatori uscenti molti indennizzi, che sarebbero stati anche a carico dei nuovi concessionari, per gli investimenti sostenuti e per il valore aziendale delle imprese in vista delle gare pubbliche che, secondo la normativa europea, dovranno essere avviate a partire dal 2027.
L’intenzione era quella favorire una transizione “meno traumatica” per le imprese che rischiano di perdere le concessioni sulle spiagge.

Peccato che le norme prevederebbero l'obbligatorietà delle gare pubbliche per l'assegnazione dei beni demaniali, senza proroghe automatiche e senza compensazioni economiche speciali. E ci sarebbe anche un divieto esplicito agli indennizzi per i gestori uscenti “tanto meno a carico dei nuovi operatori”. Non è lecito prevedere compensazione per il valore aziendale e, al massimo, può essere prevista una tutela solo su investimenti materiali non ancora ammortizzati, ma sempre tramite negoziazione privata e non come obbligo di legge.
Bruxelles ritiene che Salvini volesse scoraggiare la concorrenza e ostacolare le nuove imprese in ingresso nel mercato delle spiagge.

L'Italia, già oggetto di una procedura di infrazione dal 2020 per il mancato recepimento della direttiva Bolkestein che impone gare pubbliche per le concessioni, rischia ora un aggravamento della propria posizione. E ci saranno azioni economiche se il governo italiano non rivedrà il decreto, eliminando gli indennizzi: si inizierebbe con oltre 110 milioni di euro di multa a cui verrà aggiunta una penale giornaliera fino alla piena conformità.
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