Azzurra Barbuto strumentalizza l'uomo ucciso dalla madre per attaccare il contrasto al femminicidio

Dopo Pillon, anche Azzurra Barbuto tenta di offrire il suo apporto al fenomeno del femminicidio. La sua populistica tesi è che non sarebbe giusto condannare i maschi che uccidono le ex fidate su cui vorrebbero continuare ad esercitare il loro predominio, perché anche le donne possono commettere omicidi per ragioni completamente diverse.
A suo dire, ogni aggravante o attenuante sarebbe ingiusta, dato tutto andrebbe considerato in maniera sempre decontestualizzata. Secondo lei, uccidere una donna perché non si accetta il rifiuto o uccidere il compagno sorpreso a violentare la figlia di 3 anni sarebbero due cose assolutamente identiche, prive di differenze degne di nota.
Dice che l'omicidio sarebbe da giudicare senza mai tenere conto delle circostanze o die fenomeni culturali, ovviamente a meno che la vittima non sia un ragazzino egiziano o una persona disarmata uccisa da un ricco gioielliere leghista. E passare col rosso per soccorrere qualcuno o passare col rosso perché menefreghisti andrebbero considerati fatti equivalenti.
Parlando a vanvera di una vicenda su cui ancora si sa poco, cerca di dipingere le donne come mostri asserendo che un pover'uomo sarebbe stato "macellato e smembrato" in un "mattatoio domestico". Poi racconta che il maschio eterosessuale bianco verrebbe discriminato e che il contrasto al femminicidio sarebbe una "boiata":

Ovviamente si lamenta di una destra che non chiude gli occhi davanti alle decine di migliaia di donne uccise da uomini violenti, sostenendo che usare in maniera ideologica dei singoli casi la legittimerebbero a negare l'evidenza. Ed ovviamente ci spiega che bisognerebbe ignorare quei fattori che permetterebbero di prevenire gli omicidi, dato che negare il femminicidio significa imporre la sottovalutazione di tutti quei fenomeni che potrebbero portare all'omicidio vero e proprio.