La Meloni ha perso in tribunale contro Pedullà


Giorgia Meloni e Salvini non perdono occasione per diffamare i giudici, ma poi usano sistematicamente i tribunali per querelare e creare grane legali a chiunque osi contestarli, operando una velata censura alla libertà di espressione.
Il suo partito ha querelato anche Gaetano Pedullà, all’epoca direttore del quotidiano La Notizia. Ma è lo stesso interessato a raccontare la sconfitta in tribunale del partito di Giorgia Meloni: «L’articolo pubblicato dal quotidiano La Notizia il 28 ottobre 2020, all’epoca in cui ero direttore, sulla condanna di un importante esponente di Fratelli d’Italia a 20 anni di reclusione per rapporti con la ‘ndrangheta in Emilia Romagna è stato giudicato corretto e perfettamente rispondente ai criteri di verità, pertinenza e interesse pubblico. Il Partito Fratelli d’Italia, nella persona del segretario nazionale Roberto Carlo Mele, ma evidentemente senza alcuna opposizione della presidente Giorgia Meloni, aveva chiesto la mia condanna per diffamazione, e al pagamento di una pena pecuniaria». Pedullà prosegue: «Poiché i fatti riportati dall’articolo in questione erano assolutamente veri e incontrovertibili, tale querela rientra in quei casi di azione temerarie che le normative europee sanzionano espressamente come violazioni gravi dello Stato di diritto. A maggior ragione se chi muove l’azione legale ha un ruolo politico. Nello specifico, l’articolo intitolato “Fratelli d’Italia e di ‘ndrangheta. Venti anni all’ex uomo della Meloni. Così le ‘ndrine gestivano gli affari in Emilia-Romagna. Inflitte 42 condanne per 217 anni di reclusione” non riporta alcun elemento non vero».
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