Pillon e Il Giornale tentano di usare la Richardson per attaccare il contrasto al femminicdio

Dopo aver affossato la legge contro i reati d'odio dettati da omofobia e transfobia, il leghista Simone Pillon vorrebbe combattere anche la legge di Giorgia Meloni contro la violenza sulle donne. Nonostante il termine "femminicidio" indichi l'uccisione di una donna motivata dal suo genere, spesso legata a dinamiche di predominio o controllo da parte di un partner o ex partner a causa di precisi moventi, il leghista parrebbe divertirsi a citare casi completamente a caso per sostenere che bisognerebbe evitare aggravanti nel caso di omicidi dettati da precisi fattori culturali:

Pillon sostiene che il patriarcato sarebbe solo "presunto" mentre lui è da settimane che giura esisterebbe il "maschicidio" esattamente come sostiene esisterebbero anche il fantomatico "gender" e l'assurdo "woke". E così una una notizia di cronaca viene messa a frutto attraverso l'invenzione di surreali nessi con la legge sul femminicidio.
E per chi non lo sapesse, il fidanzato della Richardson è quello che vedete nella foto di apertura, che a livello fisico non parerebbe rischiare sopraffazione. E se poi si può discutere di quanto sia sbagliata la violenza, il caso non pare avere nessi con la sopraffazione e il controllo esercitato da tanti uomini sulle donne.
A cercare di usare il caso per attaccare il contrasto alla violenza sulle è anche Il Giornale, di proprietà del deputato leghista Angelucci:

Nel suo articolo, tale Nino Materi prova a inventarsi un pretesto per giustificare il femminicidio, incolpando la donna per le parole dette dal fidanzato:
Sha’Carri, colta in flagranza di pestaggio dalla polizia, è stata arrestata e rilasciata poco dopo; Christian non l’ha denunciata, difendendola: “È stata una situazione orribile. Non dovevano arrestarla. Lei è la persona più buona del mondo anche se ha tante cose che deve migliorare. Ha avuto un passato difficile che non ha ancora superato del tutto…”. Disagi familiari, sociali psicologici, relazionali: insomma tutto l’armamentario “giustificazionista” che, di solito, gli uomini violenti tirano fuori quando mettono le mani addosso a una donna. Tutta roba che i media e l’opinione pubblica getta, non senza ragione, nel cestino delle “scuse di comodo”.
Nel caso di Sha’Carri, invece, tutto si capovolge: la vittima è comunque lei, “cresciuta tra mille difficoltà” e “segnata fin da piccola da esperienze traumatiche”. E poco importa se poi da adulta da tutto ciò si sia affrancata diventando un’atleta ricca, famosa e celebrata.
Nessuno ha detto che la vittima è lei e, probabilmente, solo Nino Materi può pensare che i soldi siano la soluzione ai traumi infantili. Eppure lui prova a incolpare lei per le parole di lui, tirando in ballo il femminicidio a danno di tante donne che vengono picchiate da uomini leghisti.
Il signor Nino Materi è anche un convinto sostenitore del topless sui giornali, nonché un signore che si diverta a parlare al maschile delle donne trans al solo fine di offenderle:

Insomma, il signor Materi non parla mai delle vittime di femminicidio ma si premura di attaccare chi se ne occupa mentre prova a proporsi come strumento di propaganda dell'ideologia omofoba e sessista di una certa destra.