È morta Miss Major Griffin-Gracy, simbolo del movimento trans statunitense

Miss Major Griffin-Gracy, figura fondamentale e simbolo del movimento trans statunitense, si è spenta a 78 anni. La notizia è stata diffusa dalla House of GG, centro educativo e di accoglienza che lei stessa aveva fondato.
Miss Major ha dedicato la sua vita alla difesa dei diritti di persone transgender, gender non-conforming e LGBQ+, concentrando particolare attenzione sulle donne trans nere e su chi ha vissuto esperienze di reclusione o violenza poliziesca. Negli anni ‘80 si è spesa per chi era colpito dall’epidemia di HIV/AIDS a New York e successivamente ha guidato il servizio mobile per lo scambio di siringhe a San Francisco. Come direttrice del TGI Justice Project, visitava le persone incarcerate facendosi loro mentore.
Il centro House of GG, aperto nel 2019, rappresentava uno spazio dove la comunità poteva trovare sollievo, divertimento e ricarica nella lotta quotidiana per i diritti.
Nata a Chicago nel 1946, Miss Major scoprì presto la propria identità di genere femminile, seppur senza parole per descriverla. Dopo il diploma, iniziò gli studi universitari in Minnesota, ma subì discriminazioni per il suo modo di vestire. Nel 1962 raggiunse New York, dove si esibì in spettacoli drag e diventò prostituta. Partecipò alla storica rivolta di Stonewall nel 1969, uno spartiacque nella lotta LGBTQ+, al fianco di figure come Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera. Arrestata più volte, trascorse periodi difficili in carcere e ospedali psichiatrici, esperienze che alimentarono il suo attivismo politico.
Con il tempo, divenne un punto di riferimento per le persone trans imprigionate, specialmente le donne rinchiuse in strutture maschili, e svolse un ruolo chiave nella prevenzione dell’HIV, fondando organizzazioni di supporto sia a New York sia a San Francisco. Nel 2016 si trasferì a Little Rock e continuò a combattere per i diritti delle persone trans, criticando anche le carenze del sistema politico e del movimento LGBTQIA+.
Miss Major lascia una famiglia numerosa, tra cui il compagno Beck Witt, i figli Asaiah, Jonathon e Christopher, e molte figlie mentoree come Janetta Johnson.