Belpietro cavaca persino l'omofobia per attaccare la giudice


Continua senza sosta la violenta campagna di diffamazione verso chi ha redatto il dispositivo verso la famiglia usata da Salvini per l'ennesimo attacco ai giudici.
Ad esempio, il quotidiano di Maurizio Belpietro non attacca il provvedimento del Tribunale, le relazioni degli assistenti sociali o i documenti tecnici che descrivono la situazione reale dei minori.
Il suo bersaglio è la giudice. Una donna. Una persona che va attaccata persino perché non è omofoba quanto Pillon. E quindi si cerca di delegittimare la persona per delegittimare anche le sue decisioni.

Il titolo è già ideologico: “Padri gay e non solo: ecco chi è la toga che ha spostato i figli”.
Non c'è una parola sul merito del provvedimento. Non un dato. Non c'è alcun riferimento alle relazioni tecniche o alle condizioni dei minori. Si ritrae la giudice isolata e si mette una fotografia della mamma che ride con i figli, come se fosse la famiglia del Mulino Bianco che vive con Rositra e Banderas nel bosco. Si costruisce una narrativa visiva chiara, che si guarda bene dal mostrare il buco nel terreno in cui quei bambini dovevano defecare all'aperto.
E poi si tirano in ballo i gay, come se non discriminarli fosse una colpa.

Il fine è quello di aiutare la destra a delegittimare la magistratura. E per tornaconto si è pronti ad indebolire la fiducia nei servizi che proteggono i più fragili. Lo avevano fatto anche a Bibbiano, sapendo che i bambini funzionano molto bene quando vengono usati come strumenti di propaganda. Per fini prettamente propagandistici, si sceglie una narrazione che trasformano ogni intervento di tutela in un abuso. Peccato che a farne le spese saranno i minori.
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