Corte Ue: «Il matrimonio gay contratto in un altro Paese va riconosciuto»


La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha ribadito l'ovvio, sancendo che tutti gli Stati membri sono obbligati a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso legalmente contratti in altri Paesi UE. La decisione fa seguito al ricorso presentato da una coppia di cittadini polacchi, spesatesi in Germania, che si era vista rifiutare la richiesta di trascrivere il certificato di matrimonio nel registro civile polacco.
La Corte ha sottolineato come il rifiuto di riconoscere tali matrimoni ostacoli la libertà di circolazione e residenza garantita ai cittadini europei e violi anche il diritto al rispetto della vita privata e familiare. In particolare, ha evidenziato che chi ha creato una famiglia in uno Stato membro tramite matrimonio deve poter proseguire la propria vita familiare una volta tornato nel Paese d’origine senza subire discriminazioni.
Se così non fosse, il principio della libera circolazione verrebbe tramutato in privilegio riservato ai soli eterosessuali dalle destre populiste

Purtroppo la sentenza non impone agli Stati membri di legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso nei propri ordinamenti nazionali, bensì di riconoscere quello già regolarmente contratto in altri Stati UE. Per esempio, la Polonia dovrà quindi trascrivere nei suoi registri i matrimoni omosessuali celebrati legalmente all’estero, assicurando agli sposi il pieno riconoscimento amministrativo e i diritti connessi.
Nascere in un Paese in mano alla destra populista rappresenterà quindi uno svantaggio, che imporrà minori diritti e ingiuste discriminazioni ad interi gruppi di cittadini. Giorgia Meloni e Matteo Salvini potranno tranquillamente continuare a rovinare vite e distruggere famiglie per tentare di fare soldi facili con l'omofobia, mentre chi nascerà in Spagna, Francia o Germania potrà avere più prospettive di felicità perché sottratto alle loro ideologiche aggressioni alla vita privata dei cittadini.
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