Jacopo Coge torna a strumentalizzare il cadavere di Indi Gregory, sostenendo che lui avrebbe potuto "curare" malattie incurabili


È evidente che nessun genitore vorrebbe veder morire i propri figli. Vale per i tesserati dell'organizzazione forzanovista Provita Onlus come dovrebbe valere anche per i genitori migranti, nonostante la destra italiana parrebbe convinta che la vita di quei bambini non meriterebeb alcuna titela ma solo la promessa di aizoni atte ad impedire che qualche ong possa salvarli dalle onde del mediterraneo.
Molto meno accettabile è che un genitore voglia infliggere atroci torture a figli terminali, prolungando inutilmente la loro differenza per mero egoismo. Per questo il Regno Unito andrebbe elogiato per aver scelto di tutelare i bambini dai loro stessi genitori, impedendo che la loro incapacità a dirgli addio potesse comportare atti di tortura verso i minori.

Eppure Jacopo Coghe promette che lui aiuterà chiunque voglia torturare i propri figli a poterlo fare. Ci spiega anche che la destra di Giorgia Meloni sostiene che "la cittadinanza non si regala" solo quando si parla di dare diritti a chi nasce in Italia ed è in salute, ma è prontissima a la regalarla a bambini terminali a cui Coghe avrebbe voluto prolungare le sofferenze.
Ed è vergognoso che Coghe dica che al bimbo incurabile sarebbero state negate "cure e trasferimento". Perché non esisteva alcuna fantomatica "cura", dato che al povero bambino è stata offerta solo la possibilità di soffrire più a lungo sino a quando Coghe non lo avrebbe fatto morire soffocato dal suo stesso vomito.



Mentire sulla verità e far creder che un bambino incurabile sarebbe potuto essere "curato" pare molto meschino. Al suo contrario, noi preferiamo ringraziamo i giudici che hanno salvato Indi da Jacopo Coghe e dal suo sadico desiderio di contribuire al prolungamento della sua dolorosa agonia.
Quei giudici si sono dimostrati umani, sensibili e compassionevoli. Coghe parrebbe invece proporsi come il solito estremista di destra che cerca di cavalcare le sofferenze di una famiglia.
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