Pillon ha opinioni diverse sui medesimi temi a seconda della sua momentanea convenienza?

Ricordate Simone Pillon? È quei leghista che voleva torturate Indi Gregory perché convinto che l'egoismo dei genitori dovesse prevalete sui diritti del minore. A suo dire, lo stato non avrebbe permettersi di perseguire l'interesse del minore a fonte di genitori che si dicevano disposti a far soffrire propria figlia solo perché incapaci di accettare la sua morte. E quindi, la si darebbe dovuta far soffrire atroci patimenti sino a quando non sarebbe morta soffocata nel suo stesso vomito.
Non come i bambini palestinesi, che essendo mussulmani meritano di essere uccisi nonostante avrebbero potuto vivere a lungo se il suo Netanyahu non avesse squartato i loro corpi.
In quella sua abitudine a preferire l'odio alle argomentazioni, il leghista prova ora a diffamare i giudici che hanno fatto il volere di Dio anziché gli interessi economici della sua fondazione:

Esattamente, quale dovrebbe essere il nesso? E non era lui quello che propose l'osceno ddl che avrebbe costretto i figli maltrattati a dover restare con genitori violenti? Se avesse coerenza, probabilmente dovrebbe rallegrarsi per la scelta del giudice.
Infatti la madre voleva togliere il nome del padre alla figlia, sostenendo che fosse colpevole di quattro episodi "molto gravi" di abusi sessuali tra il 2015 e il 2017. In altre parole, la accusa di quella violenza che Pillon è solito irridere quando cerca di difendere il patriarcato. E il padre non è uno stupratore occasionale, ma rientra in quei casi in cui il suo ddl avrebbe probabilmente imposto alla figlia l'obbligo di frequentarlo.
Magari la sentenza può essere discutibile, ma certamente non da parte di chi ha sempre irriso il tema delle violenze. sessuali. Solo pochi giorni fa, Pillon si è detto contrario alla legge che criminalizza i rapporti non consensuali, sostenendo che al povero maschio eterosessuale sarebbe toccato filmare di nascosrto i suoi rapporti sessuali per evitare accuse da parte delle donne. Oggi, però, sostiene che un giudice andrebbe disprezzato perché non ha cancellato la paternità di una bambina di 5 anni per volere della madre che sostiene che il marito si fosse rifiutato di interrompere i rapporti sessuali dopo che lei aveva detto "no".
Ovviamente cita solo il giudice Peel, attribuendogli parole non sue dato che è stata la giudice Laura Moys ad aver stabilito che il cognome della bambina "fa parte della sua identità e fornisce un importante legame con il padre e l'eredità paterna".
Ad oggi, il padre della bambina non è ancora stato processato o condannato per i fatti contestati dalla madre. Ed anche in Inghilterra vale la regola per cui non viene ritenuto colpevole chi non ha potuto avere un giusto processo. Ma evidentemente Pillon non voleva sprecare la possibilità di poter usare i fatti per la sua populistica propaganda...