Porro fa "gne gne gne" in difesa dell'attacco di Belpietro al Quirinale

Nicola Porro fa "toc toc", ma ora fa anche "gne gne gne". Evidentemente pensa che il suo pubblico sia talmente ignorante da richiedere una comunicazione basata su suoni gutturali.
Sempre pronto a dire tutto ciò che la meloni vorrebbe fosse detto, ossi prova a sostenere che Belpietro andrebbe paragonato a Ranucci. A suo dire, le inchieste serie di Report andrebbero paragonate a chi intesta al Quirinale una conversazione di terzi origliata al bar, sancendo che il vero eroe non sarebbe chi ha subito un vero attentato ma quel tale che in passato si spedì da solo die proiettili per similare false minacce:

Il suo Max Del Papa, che da anni diffama e insulta chiunque non sia populista, razzista, omofobo, xenofobo o quantomeno omofobo, scrive:
La doppia morale della sinistra lo sappiamo è leggendaria come genetica, teorizzata da Marx, costituzionale in tutti i sensi, se sei comunista o suo derivato non puoi essere leale, lineare, devi adattare la verità, la realtà alla convenienza di partito; ma in questi tempi di etica sbrindellata l’ipocrisia grillo-piddo-salisiana tracima oltre la miseria, è invereconda in modo quasi commovente: Belpietro su “la Verità” squaderna i retroscena di un presunto – si dice così, no? – complottone del Colle per far fuori la G, donna Meloni e partono in quarta e in tromba le vestali della morale cubista con annesse testate organiche: “Inaccettabili le parole del capogruppo Bignami e intollerabile la replica al Quirinale di Belpietro: una bufala ripetuta più volte non diventa una notizia e nascondersi dietro la libertà di stampa è uno stratagemma che non salva il direttore dall’aver inventato una ricostruzione ridicola e fantasiosa – scrivono in una nota Chiara Braga e Francesco Boccia, capigruppo Pd alla Camera dei Deputati e al Senato, e Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento Europeo – Chiediamo alla Premier Meloni, visto che è direttamente coinvolta e visto che viene attaccata la più alta e più cara istituzione del paese, di prendere le distanze da affermazioni false che rischiano un conflitto senza precedenti tra vertici dello Stato”.
1361 caratteri e 214 senza manco un punto. Ci sono due punti che portano al altri due punti, in un minestrone di parole a caso che parrebbero messe l' perché magari Belpietro lo paga a lettera.
Eppure non trova imbarazzante un partito di maggioranza che attacca il Quirinale per invocare pieni poteri per la loro sovrana a fronte di opinioni personali attribuite insensatamente al colle. Anzi, inizia citare Fantozzi quasi sapesse quali sono i riferimenti culturali del suo pubblico:
Ma le groupie del Colle si contorcono e si stracciano peggio dei farisei: sì, lo sappiamo che da quelle parti il Colle è sacro, considerato cosa loro, non a torto, guai a chi non si genuflette, ad ogni banalità 92 minuti di applausi.
Poiché lui è una delle groupie del "signor presidente" Meloni, non può che apprezzare chi cerca di attaccare la democrazia nell'interesse della sua nera dama. E così inizia a dire che Belpietro sarebbe "un direttore esperto", che mai pubblicherebbe "bufale" e che grazie a lui "saranno dolori" perche lui ritiene che la smentita del Quirinale "troppo convincente non pare".
Quindi propone di farlo fuori per dare pieni poteri alla sua sovrana:
Sarà anche il più amato dagli italiani l’attuale inquilino, ma è indiscutibile ci siano altrettanti e forse più italiani che lo vedono come una istituzione non così equidistante, che lo targano serenamente in favore della parte che lo ha mandato dove sta.
Insomma, nonostante Giorgia meloni sia governando a suon di decreti legge esentati da qualunque discussione pubblica, accusano Mattarella di essere di parte anche se non ha mai fermato le loro aberranti imposizioni.
Si inizia anche a fare vittimismo, con tanto di insulti ai partigiani in en'epoca in cui vannacci prova a rivalutare il fasciamo:
La faccenda che non torna proprio è la reazione isterica oltre il limite del servilismo: Mattarella non si tocca, non si nomina invano, fino al grottesco di richiedere un intervento della presunta diretta interessata. E che di superfluo dovrebbe dire Meloni? Non credo alle voci per farmi fuori? Sono d’accordo con chi vorrebbe eliminarmi, presumibilmente per via giudiziaria? No, certo, che andate a pensar male, ma gli indizi se non dal Colle dai partiti e dai loro lacché intellettuali e giornalistici ci sono tutti e stanno nella propaganda continua della sinistra che un giorno sì e l’altro pure manda i suoi pizzini, i suoi avvertimenti e più Meloni si sforza di andarci d’accordo (a parte qualche improvvido balletto o smorfia che lascia il tempo che trova), più deve prendere atto che non verrà mai accettata a costo di prendere la tessera dell’ANPI.
Ed è surreale che si arrivi poi a sostenere che cercare di attaccare il presidente senza prove reali sarebbe "libertà di stampa" agli occhi di chi non ha nulla da ridire su un Garante che sanziona chi fa inchieste sui politici di destra dopo aver fatto visita alla sede del partito della sua sovrana:
Però sul Colle dove, non sia mai, si tramerebbe, dove i consiglieri avrebbero hai visto mai in testa idee meravigliose di “provvidenziali scossoni”, boia chi molla l’indiscrezione; vietato parlare, scrivere. La fatidica libertà di stampa, presidio di democrazia, simbolo di eroismo, va sempre e solo in una direzione, da sinistra puntata verso destra.
Peccato che fare informazione non sia la stessa cosa del fare disinformazione. E considerando che i deputati leghisti hanno decine di giornali e che la Rai è ormai TeleMeloni, fa abbastanza ridere il loro continuare a frignare che non ci sarebbe spazio per la loro propagande. Ma lui cerca di far leva sui no-vac chiosando:
Si torna sempre alla morale doppia e tripla, all’ortodossia acritica, allo zelo sperimentato sotto pandemia, chi osava una obiezione per quanto timida, fondata, civile, chi rivelava certezze scientifiche sgradite, dissonanti, chi si permetteva di invocare a termini costituzionali quella libertà di scelta che il Colle vietava espressamente, immediatamente attaccato, sputtanato, dato in pasto al pubblico odio, fatto fuori. Secondo regola mafiosa del conformismo intruppato nel potere.
Del Papa sta forse dando del mafioso a Mattarella? Perché, se così fosse, andrebbe applicato l'articolo 278 del Codice Penale che punisce con la reclusione da uno a cinque anni chiunque offenda l'onore o il prestigio del Presidente.
Ma il loro tentativo di presentare Belpietro come un paladino della "libertà di stampa" pare un vero insulto a tutti quei giornalisti che sono morti tentando di esercitare quella libertà.