Porro sbaglia persino il sesso dei tre bambini, ma accusa gli assistenti sociali di «sequestro di Stato»

Secondo Nicola Porro, è sufficiente che che il leghista Valditara sostenga che avrebbe benissimo non mandare i figli a scuola per garantire che due immigrati possano costringere i figli a defecare in una buca scavata nel bosco e a vivere in una catapecchia fuori norma. Anzi, per cercare di banalizzare il delicato lavoro dei servizi sociali e la loro importante opera a sostegno dei minori, li accusa addirittura di «sequestro di Stato».

Se le parole possono essere usate a caso, sarebbe legittimo sostenere che ogni articolo di Porro sia un vero omicidio?
Perché è vero che lui parrebbe disposto a dire qualsiasi cosa pur di dare ragione a Salvini, ma non crede che delegittimare il lavoro di chi contrasta genitori violenti o pedofili pur di attaccare i giudici sia un atto deprecabile? Inoltre basterebbe leggere il dispositivo del tribunale per capire che il tweet di Porro non c’entra n-i-e-n-t-e con il motivo per cui hanno temporaneamente allontanato i bambini dalla catapecchia in cui la famiglia li teneva. C’entrano l’isolamento, la precarietà delle strutture, l’assenza di acqua corrente potabile e di utenze.
L'approssimazione con cui Porro gioca con la vita di tre minori per mera propaganda contro i giudici appare evidente anche da come lui parli di "tre sorelle", quando in realtà si tratta di due sorelle un fratello. Non è un dettaglio da poco, ma la cifra della sommarietà con cui si parla di temi così delicati, quasi a dimostrare che a nessuno interessano i fatti ma solo la possibilità di cavalcare l'onda mediatica che da essi sta derivando.
In una società decente, si lascerebbe che i professionisti possano fare le verifiche necessarie, senza cercare di fare leva sui sentimenti di pancia di un elettorato che si sente pronto a dare giudizi sommari contro tutto e contro tutti.