Quello che Salvini non dice sulla "famiglia nel bosco"


Salvini e Meloni hanno trasformato la vicenda della "famiglia nel bosco" in una storiella populistica da cavalcare per propaganda. Ma la loro versione ignora una reale lettura completa dei fatti.
Ad esempio, non dicono vicenda nasce da un episodio sanitario. Se è vero che un’intossicazione da funghi può capitare in qualunque famiglia, il reale problema erano le circostanze in cui si è verificata e le reazioni dei bambini alle cure.
I piccoli sono arrivati in ospedale dopo aver consumato funghi raccolti senza alcun controllo e, durante le procedure mediche, hanno mostrato comportamenti fortemente atipici per la loro età. Ed è stato questo ad insospettire gli operatori.
Sul piano educativo, emergevano irregolarità chiare. L’istruzione parentale, opinabile ma legale, non era stata rinnovata come prevede la legge. In Italia, i genitori possono educare in casa i figli, ma sono richieste comunicazioni annuali e l’obbligo di sostenere gli esami di idoneità. In questo caso, si trattava di un homeschooling non conforme alle garanzie normative.
Le verifiche istituzionali hanno descritto condizioni abitative gravemente compromesse.
La casa era priva di acqua, luce e riscaldamento, in una zona nota per inverni rigidissimi. A questo si aggiungevano isolamento sociale, condizioni igieniche precarie e rifiuto sistematico dei controlli sanitari.
Gli atti riferiscono che i genitori abbiano rifiutato le visite neuropsichiatriche infantili richieste per valutare i minori, che vivevano in totale isolamento. Non frequentavano coetanei, non praticavano attività sportive, sociali o educative. Una privazione relazionale che qualsiasi tribunale considera un rischio per lo sviluppo psicofisico di un bambino.

Non è vero che i bambini non sono stati “strappati” alla famiglia. Sono stati posti in protezione con la madre, che è sotto valutazione, come accade in moltissimi altri procedimenti analoghi. È una misura temporanea e prudenziale, non una sottrazione forzosa.

Checché ne dicano Matteo Salvini e Jacopo Coghe, vivere in un rudere, senza acqua, luce e riscaldamento, in un isolamento totale, alla vigilia di un inverno durissimo, non rientra in alcuna forma accettabile di “scelta alternativa”.
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