Burkina Faso, eseguita la prima condanna dopo la criminalizzazione dell'omosessualità

A soli tre mesi dall'introduzione della nuova legge che ha trasformato l'omosessualità in un reato, il Burkina Faso ha emesso la sua prima condanna ufficiale.
Un cittadino straniero, identificato con le sigle K.M., è stato condannato a 24 mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 2 milioni di franchi CFA (circa 3.500 dollari). Gli è anche stato notificato un decreto di espulsione immediata dal Paese una volta scontata la pena. Le autorità non hanno fornito dettagli specifici sulla dinamica dei fatti, limitandosi a citare l’articolo 210-3 della legge n. 012-2025/ALT, che punisce "l’omosessualità e le pratiche correlate".
La Coalizione Africana per i Diritti Umani (AHRC), attraverso la voce di Melanie Nathan, ha dichiarato: "Esprimiamo profonda preoccupazione per il linguaggio generico e vago della nuova legge. Questo caso rappresenta una significativa escalation: la legge non è solo una minaccia sulla carta, è operativa e capace di distruggere vite".
L'AHRC sottolinea come l'uso della legge contro un cittadino straniero evidenzi la vulnerabilità di migranti e richiedenti asilo, che in un contesto di conflitto e instabilità si ritrovano senza alcuna tutela legale, esposti a ricatti, estorsioni e violenze da parte della polizia.
Fino a poco tempo fa, il Burkina Faso era uno dei pochi Paesi della regione a non avere leggi penali contro i rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso. Ibrahim Traoré, ex capitano dell'esercito salito al potere con un colpo di stato nel 2022, ha ribaltato la situazione e ha imposto leggi che prevedono fino a 5 anni di carcere per volere di un parlamento non eletto composto da 71 membri fedeli alla giunta.
Secondo gli analisti, la criminalizzazione delle minoranze LGBTQI+ viene utilizzata dal regime come strumento di propaganda per rafforzare l'identità nazionale, dipingendo l'omosessualità come una "influenza straniera" o coloniale, e per distrarre l'opinione pubblica dai fallimenti nella gestione dei conflitti armati e della crisi umanitaria attraverso una retorica incentrata sulla "moralità tradizionale".