Fratelli d’Italia prova a mettere le mani sull’oro di Bankitalia


Fratelli d'Italia voleva mettere la mani sul nostro oro. Con un emendamento alla legge di bilancio 2026, il partito di Giorgia Meloni ha proposto che le riserve auree custodite dalla Banca d’Italia passino formalmente di proprietà allo Stato italiano, “in nome del popolo italiano”. Questo significa che le circa 2.452 tonnellate d’oro, attualmente iscritte nel bilancio della Banca d’Italia come attività propria, sarebbero ufficialmente riconosciute come patrimonio pubblico e non più solo come proprietà dell’istituto centrale.​ Ciò permetterebbe alla signora Giorgia Meloni di poterlo spendere come vorrebbe.

L’oro delle riserve italiane è custodito nei caveau di Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia, principalmente per motivi di sicurezza e stabilità economica. Le riserve auree sono considerate un pilastro della solidità finanziaria del Paese, utilizzate come garanzia per la moneta e come riserva in caso di crisi economiche o finanziarie internazionali. Finora, la proprietà formale era attribuita alla Banca d’Italia, ma non era chiaramente riconosciuta come proprietà dello Stato, generando una certa ambiguità giuridica.​
Fratelli d’Italia sostiene che questa modifica sia necessaria per riaffermare la sovranità nazionale sulle riserve auree e per garantire che il popolo italiano sia il vero titolare di questo patrimonio. Il partito fa leva su un sentimento patriottico, che darebbe alla signora Meloni altri soldi da spendere oltre a quelli del Pnrr. A quel punto, potrebbe fare bella figura con i suoi elettori sperando che nessuno di loro capisca che sta svendendo il nostro patrimonio.

I tecnici del MEF hanno definito “un esproprio” il progetto della signora Meloni e promettono opposizione alla proposta di trasferire la proprietà delle riserve auree presenti nei forzieri di Via Nazionale nelle mani del suo partito.
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