Giubilei si inventa un esistente nesso tra gli immigrati del bosco (belli e bravi) e i genitori che tutelano il figlio trans (brutti ei cattivi)


È evidente che la destra populista stia conducendo una violenta campagna diffamatoria contro i giudici in vista del referendum che consegnerebbe la giustizia a Giorgia Meloni. Ma è difficile capire come Francesco Giubilei possa vedere un nesso tra i bambini che due genitori immigrati costringevano a defecare nel bosco ed un bambino a cui lui non sta bene sia stato rettificato il genere sui documenti.



Nessuno dice che "vivere in un bosco è una minaccia". Il problema è la mancanza di servizi igienici, la privazione da qualunque contatto con coetanei e lo stato di analfabetismo in cui venivano cresciuti i bambini del "bosco". La minaccia è rappresentata dai deficit cognitivi e dall'essere affetti, a soli 8 anni, da bronchite grave mai curata perché quei bambini non hanno mai visto un pediatra prima che i loro genitori li avvelenassero con dei funghi
E sinceramente, non esiste nesso alcuno con le sue invettive contro genitori che hanno aiutato il figlio ad essere riconosciuto sui documenti d'identità (perché di questo si parla, non certamente di operazioni chirurgiche). Considerando poi che sono stati i genitori ad accompagnare il figlio nella transizione, nemmeno si capisce neppure perché se la prenda con i giudici, accusandoli di aver agito nell'interesse del minore e non secondo le brame degli omofobi.
Passi che per servire gli interessi della destra populista è chiamato a diffamare i giudici, ma attaccarli sulla base di populistici giudizi che negano anni di cure mediche svolte da professionisti è alquanto disdicevole.
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