Il Governo Meloni impugna la libertà di scelta, saranno loro a decidere sui corpi dei malati


Il Governo di Giorgia Meloni ha impugnato la libertà di scelta dei malati terminali, chiedendo che fosse lei a imporre le sue scelte ai pazienti anche contro la loro volontà.
Nel suo mirino c'era la legge dell’Emilia-Romagna che aveva cercato di dare un nome e un tempo alla dignità: 42 giorni. Questo era il limite massimo che la Regione si era data per rispondere a chi chiedeva di essere liberato da un corpo incapace di rispondere e a tremendi dolori che nessuna medicinale poteva più attenuare. Non era un’invenzione della Regione, ma l’applicazione di un diritto già sancito dalla Corte Costituzionale.
Ma il Governo Meloni, attraverso un ricorso al TAR, ha deciso di sbarrare la strada all'umanità, sostenendo che una Regione non abbia il potere di regolare una materia così delicata. Peccato che il Governo non paia interessato a affrontare il tema, quasi fosse troppo occupato a costruire campi di deportazione in Albania o a aumentare le accise.
Ma dietro il linguaggio dei giuristi c'è una sostanza molto più amara: lo Stato rivendica il diritto di decidere quando e come una persona possa smettere di esistere, ignorando la volontà di chi quella vita la sta vivendo nel tormento.

La sentenza del TAR, che ha dato ragione al Governo annullando le delibere regionali, ha di fatto spento una speranza. Non ha cancellato il diritto al suicidio assistito in astratto, ma lo ha reso, nei fatti, impossibile da esercitare. Senza quelle regole regionali, un malato terminale oggi si ritrova davanti a un muro di gomma fatto di burocrazia, paura dei medici di finire sotto processo e tempi d'attesa che chi è alla fine della propria strada semplicemente non ha.
Lo Stato non approva una legge nazionale per garantire questo diritto, ma allo stesso tempo impedisce a chiunque altro di farlo. In questo vuoto, la voce del paziente scompare. La scelta non appartiene più a chi soffre, ma viene sequestrata dalla politica, che sceglie di guardare altrove.

L'impugnazione è il segnale di un governo Governo che vorrebbe sostenere che la sovranità dello Stato viene prima della sovranità dell'individuo sul proprio corpo. Così, mentre la politica discute di competenze e gerarchie, i malati tornano a essere invisibili, costretti a scegliere tra l'esilio in una clinica svizzera o una sofferenza senza data di scadenza, imposta per decreto.
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