Il leghista Sasso cita slogan fascisti per sostenere che l'immigrato sia "il nemico"


Il leghista Rossano Sasso si è messo a fabbricare false fotografie di stupri, peraltro realizzate malissimo dato che la ragazza da lui ritratta ha la testa che fuoriesce dal tettuccio dell'automobile. Ma se è già opinabile che i leghisti passino il loro tempo a fabbricare false immagini che hanno lo scopo di fomentare razzismo, deprecabile è anche la sua smania di spostanre l'attenzione dal crimine compiuto all'etnia de responsabili di un singolo episodio. Eppure lo stupro resta stupro anche quando lo stupratore è italiano...



Pare molto grave il suo sostenere che l'immigrato sia "il nemico" agli occhi di un partito che ha rubato 49 milioni di euro agli italiani. Ed è grave cerchi di sostenere che il leghista dovrebbe "fermare" alcune persone su base etnica e non sulla base del loro agire.
Non meno noiosa è una destra che fa opposizione a sé stessa, lamentandosi di tutto quasi non ci fossero loro al governo. E noioso è il loro sostenere che sarebbe colpa delle opposizioni loro se non sono razzisti quanto lo sono sui social.

Dal punto di vista ideologico, sasso pare voler far leva sulla teoria della "difesa della razza" di mussoliniana memoria, rilanciando slogan più volte riproposti dalla destra neofascista.



Sasso cita testualmente quegli slogan, quasi volesse riproporli al suo pubblico.

Il tema della violenza sessuale contro le donne ad opera di individui di un altra “razza” si ritrova spesso nella propaganda razzista perché si presta a fornire un contenuto emotivo forte da utilizzare contro l'altro. Nel manifesto citato da Sasso, era raffigurato un soldato statunitense che la propaganda fascista considerava l'invasore straniero venuto a occupare la terra italiana. Ciò veniva raffigurato come il tentativo di stupro da parte di un militare nero in preda ad un'irrefrenabile desiderio erotico rappresentato dagli sconvolti lineamenti del volto e dalle rapaci mani ad artiglio ("L'offesa della razza", p. 91). Nel manifesto si richiama lo spettatore alla difesa della nazione utilizzando l'universo simbolico della propria famiglia messa in pericolo dall'”invasore”.
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