Il leghista Sasso promette una legge in difesa del suo editore, che stampa libri di fascisti e nazisti


Fa quasi ridere che un leghista possa accusare gli altri di "soffiare sul fuoco dell'intolleranza e dell'ignoranza", ancor più se nello stesso post si vanta di fare soldi facili vendendo un libro omofobo incentrato sulla truffa "gender". Un libro che a Latina sarebbe persino stato promosso usando soldi pubblici.

Eppure il leghista meridionale Rossano Sasso sostiene che contestare libri filo-fascisti e filo-nazisti sarebbe "intimidazione" e che lui imporrà una legge che protegga chi diffonde ideologie incostituzionali. A suo dire, fascismo e nazismo sarebbe "opinioni" da tutelare, quando l'omofobia racchiusa nel suo libro.



Le polemiche citate da Sasso riguardano la sua casa editrice, chiamata Passaggio al Bosco. In vista della fiera "Più Libri Più Liberi" a Roma, l'editore di estrema destra è stato accusato di apologia neofascista dal catalogo che esalta figure del nazifascismo.
Oltre 80 autori ed editori, tra cui Alessandro Barbero, Zerocalcare e Anna Foa, hanno firmato un appello criticando la presenza dell'editore e chiedendo spiegazioni all'Associazione Italiana Editori (Aie) per la compatibilità con il regolamento antifascista. L'ex deputato PD Emanuele Fiano ha denunciato per primo il catalogo come "progetto apologetico" che ritrae la violenza fascista come eroica.​

Il catalogo include opere controverse come pamphlet di Benito Mussolini, diari di membri delle SS e giovani Repubblichini, nonché "Hitler per 1000 anni" di Léon Degrelle, fondatore della divisione vallona delle Waffen-SS e riferimento neonazista. Tra i titoli figurano testi di Martin Sellner, teorico razzista austriaco della "remigrazione", il manuale "La guerra rivoluzionaria" di Clemente Graziani per la strategia della tensione contro i "bolscevichi", e scritti di Corneliu Zelea Codreanu, leader antisemita della Guardia di Ferro romena. L'editore, legato a Casaggì e Fratelli d'Italia, definisce il proprio approccio "pensiero identitario", ma i critici lo contestano come esaltazione di estremismo e razzismo.​
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