Il pastore evangelico Carollo, il sesso di Gesù e il fantasma del "woke"

Ormai siamo all'assurdo. Rispondendo ai suoi incessanti attacchi, abbiamo pazientemente spiegato al pastore Carollo che non ci offende chi propone un presepio volto a riaprire il dibattito sul ruolo delle donne nella Chiesa. Al massimo ci offende chi ne mistifica il messaggio o chi lo usa come strumento di divisione, ma non certamente chi lo utilizza per rappresentare il sentire di una comunità di credenti.
Se lui ritiene che il sesso biologico di Gesù sia l'aspetto più importante della rivelazione, è liberissimo di pensarla così. Ma la sua opinabile posizione non lo autorizza certamente ad etichettare chi la pensa diversamente da lui come portatore di "ideologie malate". Perché quello è un insulto, non una argomentazione.

Il pastore parrebbe esprimere una serie di concetti confusi, sui cui vorremmo far chiarezza.
1. Chi ha paura di un simbolo?
Il pastore sostiene che noi avremmo "cambiato il sesso biologico di Gesù". Ci spiace per lui, ma non ne avremmo né il potere né l'interesse. Quello da lui contestato è un presepio allestito da don Vitaliano, pensato per aprire un dibattito sul ruolo delle donne nella Chiesa. Non è chiaro su quali basi accusi noi per le scelte di altri solo perché non ci offendono come sostiene offenderebbero lui.
A noi non crea alcun disagio sapere che la figura divina possa essere rappresentata in forme che permettano l’identificazione di tutti (neri, donne, marginalizzati) e che tale rappresentazione non significa negare la storia, ma riconoscere l'universalità del messaggio cristiano. Se il pastore si sente minacciato da una bambina nel presepe, il problema è suo.
2. La contraddizione del ministero femminile
Carollo scrive che "Gesù era uomo e così lo onoriamo", usando la biologia come un limite invalicabile. Tuttavia, proprio la Chiesa Cattolica ha usato quell'argomentazione per negare il sacerdozio alle donne, sostenendo che se Gesù era uomo, allora solo gli uomini potevano essere sacerdoti. Considerando che la moglie di Carollo è pastora nella sua stessa Chiesa, il pastore sta cadendo in un cortocircuito logico: se il genere maschile di Gesù è un dogma intoccabile che determina tutto, su quali basi teologiche sua moglie esercita il ministero? Perché difende la rigidità di genere per attaccare un presepe, ma la ignora per permettere a una donna di guidare la sua comunità? Questa non è dottrina, è convenienza.
3. Lo spauracchio del "woke"
Citare la cosiddetta "cultura woke" per commentare un dibattito interno alla cristianità europea sul sacerdozio femminile è fuori contesto. Il tema del ruolo della donna nella Chiesa esiste da secoli, ben prima che i social media inventassero queste etichette politiche. Usare questi termini serve solo a distrarre dal merito: magari il pastore non sa spiegare perché una provocazione artistica dovrebbe essere "malata e quindi cerca rifugio in uno scontro politico da stadio.
4. Un linguaggio poco "cristiano"
Definire il pensiero altrui come "menti contorte" o "ideologie malate" non è un confronto, è un’aggressione. Dire che "il cristianesimo non si tocca" mentre si calpesta il principio della carità e del rispetto verso il prossimo ci pare un pensiero un po' confuso.
Noi non siamo offesi dal fatto che Gesù fosse un uomo. Siamo semmai stupiti che chi si professa guida spirituale passi il tempo a dare patenti di "malattia" a chi chiede una Chiesa più inclusiva.
Ultima nota: se il pastore vuole insistere nell'aizzarci contro i suoi seguaci, almeno abbia la decenza di proporre integralmente i nostri testi e di non limitarsi a immagini che ritraggono solo titoletti decontestualizzati. Il dibattito si fa confrontando le diverse idee, non proponendo le proprie in risposta a pensieri che vengono distorti e alterati a proprio uso e consumo.