Il poliziotto di Porro si lancia nel sostenere che "stiamo crescendo terroristi" a causa della mancata repressione


Curioso. Ogni volta che Nicola Porro cita "un poliziotto", si scopre sempre che si tratta di un qualche sindacalista che parrebbe simpatizzare per la destra di governo. Ed anche per commentare lo sgombero del centro sociale Askatasuna, Porro ha trovato un tizio che accusa gli altri poliziotti di essere omertosi perché lui sarebbe il detentore di chissà quale verità.



L'agente di Porro, ossia un certo Andrea Cecchini che viene presentato come segretario di Italia Celere, sostiene che ci sarebbero «centinaia di poliziotti che i sodali di Askatasuna hanno cercato di uccidere in strada» e che lui abbia sentenziato che «Askatasuna ha cullato fior fior di terroristi».
Ed il paragone con i terroristi parrebbe piacergli davvero molto, dato che lo ribadisce allargando l'accusa a chiunque frequenti centri sociali (come faceva Salvini quando frequentava il Leoncavallo):



L'agente di Porro sostiene dunque che Askatasuna sia un "nido di terroristi", equiparando indiscriminatamente occupanti e partecipanti a scontri di strada a "terroristi". Ma nessuna prova specifica viene fornita. Non cita nomi e benché meno presunte condanne per terrorismo. Askatasuna è noto per attivismo antagonista, ma etichettarlo come covo terroristico non sembra lecito dato che in Italia il terrorismo è definito penalmente (art. 270-bis c.p.) con atti finalizzati a sovvertire l'ordine costituzionale. E quindi non si parla certamente di semplici scontri urbani.
Non meno grave parrebbe essere il suo parlare di "centinaia di poliziotti che i sodali di Askatasuna hanno cercato di uccidere". Anche quei dati non vengono resi verificabili nel testo e le statistiche ufficiali non indicano tentativi sistematici di omicidio da parte di Askatasuna.
Non ci sono fonti neppure per il suo parlare di "250 poliziotti feriti in manifestazioni Pro-Pal in 12 mesi". Benché meno pare esistere una correlazione diretta con Askatasuna.

Anche il suo parlare di "nessun carcere per aggressori di polizia, ma per un violento ferito" parrebbe una contrapposizione semplicistica che ignora i procedimenti penali in corso o archiviati per mancanza di prove; equiparando violenza contro polizia (reati perseguibili) a presunti abusi polizieschi. Il tutto, ovviamente, senza proporre esempi concreti.
Chiamare "terroristi" chi usa molotov in scontri è opinabile. Le molotov sono armi da guerra (art. 585 c.p. per lesioni), ma non configurano automaticamente terrorismo senza intento sovversivo. Il testo ignora anche le sentenze passate su Askatasuna (sgomberi per occupazione abusiva, non terrorismo) e cita il TULPS (Testo Unico Leggi di Pubblica Sicurezza) per autorizzare sgomberi in caso di violenze. Il riferimento è vero solo in parte (art. 17-18), ma omette di osservare che gli sgomberi richiedono ordine del questore e proporzionalità (la Cassazione ha condannato interventi eccessivi) e critica i sindaci senza citare specifici divieti giudiziari su Askatasuna.
Asserire che "stiamo crescendo terroristi" per mancata repressione è una pericolosa logica giustifica profilassi punitiva, violando il principio della presunzione d'innocenza (art. 27 Cost.) e principio di legalità. Incita addirittura "azioni doverose dello Stato" che rischiano di sfociare in repressione preventiva, criticata da Corte EDU.
Il poliziotto prova poi a divide il mondo in "buoni" (polizia come "unico presidio di Legalità, Libertà e Giustizia") e "cattivi" (contestatori descritti come aspiranti assassini, sostenuti da sindaci "vergognosi"). Nella sua retorica non esistono sfumature e si cerca di ignorare le violenze poliziesche documentate. Il suo appello emotivo senza contraddittorio è altresì criticabile: "Noi lo diciamo, tanto hanno tutti paura" è un topos retorico per accreditarsi come unica voce veritiera, tipico della propaganda.

Lo scritto del poliziotto romano potrebbe anche configurare un incitamento alla tensione. Auspica "momenti di enorme tensione" con "azione doverosa" contro "terroristi". Come poliziotto, parrebbe anche violare la neutralità sancito dal Codice Deontologico delle Forze Ordine, infarcendo la sua invettiva di accuse a generici "sindaci" che lui sostiene si sarebbero occupati di "difendere, tutelare, coccolare" Askatasuna. Ma senza nomi o fatti, l'accusa non è verificabile.
Da sottolineare è anche la frase "un intero Paese non riesce più a distinguere il bene dal male", che ha una connotazione moralistica-apocalittica che ignora volontariamente le complessità sociali.
Commenti