La destra che si intesta il populismo di Zalone

La stampa di estrema destra sostiene che Checco Zalone sia espressione del livello culturale degli elettori Giorgia Meloni, a cui va bene spendere miliardi in campi di deportazione purché li di faccia ridere con rutti e insulti. Anzi, Italo Bocchino arriva persino a sostenere che fantomatici "gufi" tifassero contro il suo nuovo film.
Non solo emerge il senso di inferiorità di un destra che non fa che parlare sempre e solo della sinistra, cercando di salire sul carro dei vincitori persino in simili contesti, ma ha del surreale scrivano:

Anche il quotidiano diBelpietro sostiene che si dovrebbe gioire se non essere rispettosi fa fare soldi facili:

Ogni anno media, politici ed elettori di destra elogiano il film natalizio di Zalone, perché ritenuto politicamente scorretto. Il bello è che non capiscono che sono anche loro il bersaglio della sua ironia.
L'Italia ha avuto Sordi e Gassman. Ma con Giorgia Meloni ci troviamo ad esaltare chi ha capito che mettere in scena il classico italiano medio sotto acculturato, volgare e scorretto, frutta soldi a palate.
C'è poi il solito Bonifacio Catellame che scrive:

La firma di Belpietro pensa davvero che un film commerciale, privo di qualsivoglia valore culturale, dovesse essere pagato con i nostri soldi? Davvero non capisce che i fondi servono proprio a premettere opere di arricchimento che per loro natura non avrebbero un pubblico pagante altrettanto nutrito come come le commedie natalizie a base di rutti e pernacchie?
Mon va meglio con i gruppi di propaganda populidta, i quali sostengono che Zalone farebbe "cultura" e "arte":

Se i cinepanettoni sono la loro idea di "cultura, siamo messi davvero male. E non va meglio con Storace, il quale si inventa che qualcuno vorrebbe mettere le mani sul nuovo idolo:

È affascinante come tutti dicano le stesse cose senza che nessuno le argomenti. E chi mai dovrebbe "toccare" il loro Zalone, che peraltro li prende in giro da anni?