La falsa narrazione leghista sul processo Salvini


La Lega insiste nel proporre una falsa narrazione. A loro dire, il loro prode Salvini avrebbe difeso i sacri confini della sacra nazione italica dall'invasore, perché lui manterrebbe ogni sua promessa (tranne l'abolizione delle accise, l'abolizione della Legge Fornero e la secessione della Padania).



Peccato che sia falso. Indipendentemente dal giudizio sulla vicenda, Salvini non è mai stato accusato di aver "difeso i confini". Semmai è accusato di aver impedito lo sbarco di 147 persone, tenendoli bloccati in mare per giorni (da cui il reato di "sequestro di persona aggravato" previsto dall'art. 605 c.p.). Inoltre è accusato di rifiuto e omissione di atti d'ufficio (Art. 328 c.p.). In quella fase, la nave era già nelle acque territoriali italiane e la concessione del POS riguarda la fase precedente, ossia quella SAR in mare aperto. Una volta nelle acque territoriali italiane, ciò che importa è il dovere di permettere lo sbarco per l’esercizio del diritto di asilo.

In una disperata ricerca di una retorica sovranista, il post è stato riempito di Tricolori. Eppure, nell’ottobre del 2011 ai microfoni di Radio24, era Salvini a dire: «Il tricolore non mi rappresenta, non la sento come la mia bandiera. Il tricolore è solo la nazionale di calcio, per cui io non tifo».



Ovviamente non è che Salvini non guardasse il calcio, è che tifava orgogliosamente per chi giocava contro l'Italia.
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