La Russa celebra la nascita dell'MSI, distorcendo la realtà storica

Il presidente del Senato, nonché seconda carica dello Stato, dovrebbe avere un ruolo super partes. Ma Ignazio La Russa ha dedicato il suo messaggio natalizio alla celebrazione dell'MSI, fondato nel 1946 dal gerarca fascista Giorgio Almirante, che diresse la "Difesa della razza" e scrisse "il razzismo ha da essere il cibo di tutti e per tutti".
Nel suo messaggio, il senatore La Russa parla di continuità ed evoca la fiamma tricolore che arde sulla tomba di Mussolini e che è riprodotta nel logo di Fratelli d'Italia.
Nel suo messaggio, dichiara:
Era il 1946, il Natale era passato da un giorno, la guerra era finita da poco più di un anno e un gruppo di uomini che erano sconfitti, sconfitti dalla storia, sconfitti dalla guerra, sconfitti nella loro militanza che era stata per l'Italia in guerra, l'Italia fascista, e questi uomini non si arresero ma non chiesero neanche per un attimo di tornare indietro e pensarono al futuro, non tentarono di sovvertire con la forza ciò che peraltro sarebbe stato impossibile sovvertire. Accentarono il sistema democratico e fondarono un partito, il Movimento Sociale Italiano, che guardava al futuro ed ebbero come parola d'ordine un motto che posso riassumere brevemente. Dissero non rinnegare, cioè non rinnegavano il loro passato, ma non rinnegare ma anche non resnaurare, cioè non tornare indietro, non volevano ripetere quello che era stato, volevano un'Italia che marciasse verso il futuro.
Bene, male, con le loro idee, con il loro retaggio di sconfitti, con la loro speranza di futuro. Misero nel nome del loro partito non la parola partito ma movimento e questo per loro era importante, era essenziale. Misero subito dopo la parola movimento la parola sociale perché volevano che la loro azione fosse a favore della gente, della gente comune. Misero alla fine la terza parola che era italiano perché già allora era l'identità nazionale il loro punto forte.
Quello che è importante ricordare oggi è che 26 dicembre 1946 scelsero come simbolo la fiamma, la fiamma tricolore, la fiamma con il verde, il bianco e il rosso. Sono passati molti anni, sono mutate moltissime cose, è maturata, migliorata, cambiata la visione degli uomini che si sono succeduti, che hanno raccolto il loro testimone anche con fratture importanti nel modo di pensare ma quel simbolo è rimasto un simbolo di continuità e anche un simbolo di amore, di resilienza si direbbe oggi, un simbolo che guarda all'Italia del domani e non a quella degli ieri senza dimenticare la nostra storia.
Il discorso di Ignazio La Russa celebra la fondazione del Movimento Sociale Italiano , presentandolo come un atto di "resilienza democratica" da parte di ex fascisti che accettano la sconfitta, non rinnegano il passato ma non lo restaurano, e puntano al futuro. Questa narrazione romantica può essere contestata storicamente: l'MSI nacque come erede diretto del fascismo, con molti fondatori (come Pino Rauti o Giorgio Almirante) che avevano militato nella Repubblica Sociale Italiana (RSI), il regime fantoccio nazista sconfitto nel 1945. Non si arresero "con le armi" solo perché militarmente impossibile, ma perpetuarono ideali fascisti in un contesto democratico, opponendosi per decenni a riforme antifasciste come la revoca della cittadinanza a Junio Valerio Borghese.
La Russa riassume il motto MSI come "non rinnegare ma non restaura(re)", enfatizzando un'evoluzione pacifica. Ma il motto completo era "Non rinnegare, non restaurare", ma in pratica l'MSI "rinnegò" poco. Continuò a glorificare Mussolini (fino agli anni '90), difese nostalgici come i "reduci della RSI" e tollerò violenza squadrista (es. stragi neofasciste come quella di Peteano nel 1972, legata a esponenti missini). Non "marchiarono verso il futuro" in modo univoco: boicottarono governi di centrosinistra e usarono retorica antisemita/anticomunista ereditata dal fascismo, non una reale "accentuazione democratica".
Il simbolo della fiamma (dal mausoleo di Mussolini a Predappio) è descritto come "continuità, amore, resilienza" verso il futuro, senza dimenticare la storia. Peccato rappresenti la fedeltà al fascismo, non ad un'Italia democratica. La Corte Costituzionale italiana (sentenza 14/1955) dichiarò l'MSI legittimo ma sotto vigilanza per rischio antidemocratico; la fiamma evocava esplicitamente il ventennio mussoliniano, non "la gente comune" o l'identità nazionale neutra.
La Russa dipinge i fondatori come "sconfitti dalla storia" che scelgono democrazia per il popolo ("movimento sociale italiano"). Ma l'MSI era elitario e reazionario, non popolare. Nei primi anni prese voti dagli ex gerarchi, non dalla "gente comune". "Movimento" richiamava dinamismo fascista; "sociale" era eufemismo per corporativismo mussoliniano, non welfare democratico. La "visione maturata" con "fratture" è minimizzata: solo negli anni '90 (Fini a Fiuggi) ci fu un parziale distanziamento, ma La Russa stesso difendeva nel 1994 il fascismo come "parte della storia italiana" (intervista Repubblica), contraddicendo il "non restaura(re)".