Le società scientifiche italiane attaccano l'ideologico ddl di Roccella e Schillaci a danno delle persone trans


Il disegno di legge promosso dai ministri Schillaci e Roccella, intitolato "Disposizioni per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere nei minori", è finito al centro di un acceso dibattito delle società politiche. Si teme che la destra populista voglia danneggiare la salute dei cittadini pur di rincorrere l'ideologia transfobia promosse dalle organizzazioni forzanoviste che sostengono il loro esecutivo.
L'ipotesi è che il ddl non voglia tutelare i minori transgender, ma che si parli di "difesa die minori" con accezioni riprese dalla propaganda russa al solo dine di erigere ostacoli ingiustificati all'accesso a cure mediche già regolamentate ed essenziali per il loro benessere.

Dati alla mano, le principali Società Scientifiche Italiane hanno rilasciato un comunicato congiunto, in cui hanno espresso profonde riserve sul testo. La loro richiesta è chiara: il DDL necessita di una revisione radicale che lo allinei alle evidenze scientifiche internazionali e alle raccomandazioni del Consiglio d'Europa, mettendo al primo posto la salute e l'autodeterminazione dei più giovani, lontano da condizionamenti ideologici.
Il DDL 2575 interviene sull’uso dei farmaci impiegati nei percorsi di affermazione di genere, proponendo un maggiore controllo centralizzato sulle decisioni cliniche. La misura più controversa è l'introduzione dell'obbligo di richiedere l'assenso del Comitato Etico Nazionale (CEN) per le sperimentazioni pediatriche per ogni singolo caso.
Sebbene l’intento dichiarato sia garantire prudenza, gli esperti denunciano che l'effetto concreto sarà esattamente l'opposto: ostacolare l’accesso tempestivo e appropriato alle cure. Per la comunità scientifica, approcciarsi alla disforia di genere come a un ambito sperimentale o ideologico è un errore, poiché si tratta di un'area di cura sanitaria che deve essere gestita con competenza e rapidità.

Il ritardo chiesto dalla signora Roccella sarebbe particolarmente devastante nel caso della prescrizione della triptorelina, il farmaco utilizzato per sospendere temporaneamente lo sviluppo puberale. Se un minore deve attendere mesi per il parere del Comitato, la pubertà proseguirebbe inesorabilmente e renderebbe controproducente la cura. Non solo l'intervento sarebbe meno efficace, ma può anche aumentare in modo significativo il disagio psicologico e l'ansia nella persona minorenne, compromettendo il suo benessere.

Un'altra critica fondamentale mossa al DDL è il suo completo mancato riferimento alle Linee Guida scientifiche internazionali, che rappresentano lo standard di cura globale.
Gli specialisti italiani sottolineano che il percorso non va reinventato. Esistono già protocolli consolidati, come quelli dell'Endocrine Society (2017) e i recenti Expert Opinion europei, che forniscono indicazioni chiare su come garantire il diritto alla salute e all’autodeterminazione dei minori, bilanciando la loro complessità evolutiva con la necessità di un intervento sanitario. Ignorare questi documenti significa, di fatto, ignorare la scienza medica consolidata.
Inoltre il DDL cita solo quei Paesi che hanno adottato approcci restrittivi, omettendo di menzionare tutti quegli Stati, come Spagna, Olanda, Francia, Belgio e Germania, dove i percorsi di cura per i minori transgender sono pienamente garantiti e aggiornati in base alle evidenze scientifiche più recenti. Questo approccio narrativo rischia di creare un'“Europa a due velocità” fittizia, distorcendo il quadro reale delle raccomandazioni sanitarie internazionali, che sono chiarissime, anche da parte del Consiglio d'Europa: garantire l'accesso all'assistenza specifica indipendentemente dall’età.

Il messaggio finale è unanime e rilanciato con forza dalle associazioni trans: è necessario uscire dalla retorica ideologica e riconoscere l'assistenza alle persone transgender come una cura essenziale, orientata al benessere e basata su dati e diritti umani. Il dibattito non riguarda solo una norma tecnica, ma il modello di sanità che l’Italia vuole offrire ai suoi cittadini più giovani: uno spazio di ascolto e tutela responsabile, o un terreno di restrizioni che rischiano di danneggiare gravemente le vite.
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