Malan riesuma la pseudoscienza dell'alienazione familiare per attaccare i servizi sociali

È davvero ignobile che la destra voglia trasformare un tema delicato come la tutela dei minori in un circo mediatico finalizzato alla propaganda pre-referendaria. Ed è altresì ignobile che qualcuno continui a gettare benzina sul fuoco, ammettendo candidamente di affidarsi ai titoletti dei giornali anziché agli atti e ai documenti.
Eppure anche oggi, come praticamente ogni, il senatore Lucio Malan cerca di far leva sull'insicurezza dei pessimi genitori sostenendo che gli assistenti sociali siano "orchi" che vanno in giro a "portare via" i bambini ai loro genitori.
Al solito, urla che avrebbe ragione l'organizzazione forzanovista Provita Onlus a sostenere che i bambini non avrebbero diritti e che i genitori dovrebbero poterne disporre a proprio piacimento, anche in caso grazi violazioni al loro benessere educativo, sanitario e sociale. Perché quelli sono i punti problematici emersi dalle relazioni dei servizi sociali e dalle decisioni del Tribunale per i Minorenni de L'Aquila in merito al caso della cosiddetta "famiglia nel bosco":
- Grave ritardo scolastico: I tre bambini (4, 6 e 9 anni) non sanno né leggere né scrivere correttamente. La figlia maggiore, nonostante l’età, riesce a scrivere il proprio nome solo sotto dettatura.
&nbs - Mancanza di cure sanitarie: I minori non sono mai stati sottoposti a visite pediatriche o controlli medici regolari durante la permanenza nel bosco.
- Difficoltà igieniche e domestiche: Le relazioni indicano che i bambini manifestavano "paura della doccia" e del sapone, oltre a forti difficoltà nell'adattarsi all'uso di vestiti comuni.
- Isolamento e barriere linguistiche: L’isolamento in una casa fatiscente ha causato gravi lacune nell'apprendimento della lingua italiana e nella socializzazione.
- Dipendenza dagli schemi materni: La madre tenderebbe a imporre rigidi schemi educativi anche in comunità, ostacolando il percorso di autonomia dei figli.
A causa di queste criticità, il tribunale ha confermato la sospensione della responsabilità genitoriale, disponendo una nuova perizia psichica per valutare le capacità dei genitori e il futuro dei minori. Ma nella nella surreale ricostruzione del capogruppo di Fratelli d’Italia, garantire igiene e istruzione ai bambini sarebbe una "imposizione ideologica". Arriva persino a sostenere che sia una vergogna che i giudici applichino quell'obbligo di istruzione previsto dal Decreto Caivano, approvato proprio dal loro governo:

L'interrogazione proposta da Malan ha del surreale. Il senatore sostiene che "le motivazioni della sospensione della cosiddetta responsabilità genitoriale da parte del tribunale competente sono spesso in contrasto con quanto riferito da altre fonti". Infatti, a sentire Belpietro o Salvini, quella sarebbe un modello famigliare di ispirazione. Ma Malan mette in dubbio chiunque abbia competenze, partendo dai medici che hanno salvato la vita ai tre bambini. A suo dire "non è chiaro se il ricovero in ospedale nel 2024 fosse dovuto a intossicazione o a una più banale indigestione". Dice poi che i tutoliri non capirebbero niente e che "si è parlato di mancato adempimento agli obblighi scolastici, ma il Ministero competente ha certificato che le norme erano state rispettate". ma forse è lui che dovrebbe spiegarci come sia possibile che il ministro Valditara abbia potuto sostenere che l'obbligo scolastico fosse stato rispettato davanti bambini che non sanno né leggere né scrivere.
Ma Malan preferisce fare polemiche sterili asserendo che:
quello che è certo è che i bambini sono stati improvvisamente strappati alle loro abitudini, alla loro abitazione, al loro padre, e persino la madre, pur essendo obbligata a stare nella stessa struttura, risulta non poter stare con i figli in modo continuativo; è molto verosimile che un tale drastico e improvviso cambiamento costituisca un trauma per i piccoli;
Inizia poi a negare ciò che è stato riscontrato dagli esperti, parlando sulla base di articolo di giornale che lui stesso sostiene siano contraddittori:
nell’ottobre 2024, i bambini sono stati ascoltati dal giudice; la figlia maggiore ha espresso preferenza per l'istruzione domestica e descritto una vita familiare serena con attività all'aperto, ma i giudici hanno notato limitate competenze linguistiche e sociali nella piccola, che all’epoca aveva 7 anni; ci si potrebbe chiedere quale bambino di 7 anni, figlio di genitori non di madre lingua italiana, saprebbe dimostrare spiccate competenze linguistiche e sociali davanti a un magistrato che ovviamente parla italiano;
i servizi sociali, dopo il collocamento in struttura, avrebbero osservato nei bambini: paura della doccia (che altri hanno descritto semplicemente come sorpresa), uso degli stessi vestiti per una settimana (cosa normalissima fino a pochi decenni fa e certamente non così rara anche oggi), disturbi del sonno (più che normali in bambini abituati al silenzio assoluto del bosco), imbarazzo con i coetanei, rifiuto iniziale di attività come colorare o leggere e altri comportamenti ben comprensibili per bambini strappati alle loro abitudini e alla loro famiglia;
Insomma, dice che quei bambini non saprebbero vivere nella società e sostiene che sia "incomprensibile" che qualcuno se ne occupi:
risultano del tutto incomprensibili le motivazioni di alcune misure imposte alla famiglia: la rarità e la brevità delle visite del padre e in particolare il divieto di pranzare insieme il giorno di Natale, le limitazioni anche alla presenza della madre accanto ai bambini, atteso che non risultano accuse di alcun tipo di maltrattamento e tanto meno di incuria, data la costante presenza dei genitori;
Continuano a sostenere che i servizi sociali sarebbero "orchi" che "portano via i figli":
ai genitori sarebbe anche addebitato un atteggiamento di diffidenza nei confronti di chi ha portato loro via i figli, il che fa pensare che si pretenda da loro un ossequio alle disposizioni prese, mentre appare assai comprensibile che un padre e una madre sottoposti a tali esperienze abbiano reazioni negative;
A quel punto chiede di sapere:
quali iniziative i Ministri in indirizzo abbiano intrapreso o intendano intraprendere in merito alla vicenda dei “bambini nel bosco” di Palmoli e più in generale per evitare imposizioni ideologiche a chi abbia stili di vita e convincimenti non conformi a quelli degli operatori dei servizi sociali o delle altre autorità compenti; se ritengano che i provvedimenti presi in questo caso siano compatibili con molti altri casi di minori in stato di abbandono, usati per la mendicità, di bambine e ragazze cui non è consentito uscire di casa, casi in cui non ci sono interventi di questo tipo; se non ritengano che tali modalità di intervento possano provocare traumi indelebili ai minori ed al loro nucleo familiare per quella che è stata da più esperti definita "alienazione familiare", oltre ad essere contrarie all'obbligo per lo Stato di promuovere il benessere dei cittadini.
Alla fine Malan ha tocca il punto centrale della sua agenda ideologica: cita la cosiddetta "alienazione familiare" (o parentale). Si tratta di una teoria priva di fondamento scientifico, già rigettata dalla Cassazione italiana nel 2022, che Pillon cercò di rendere legge:

Nelle motivazioni di Malan riemerge l'ideologia delle lobby evangeliche d'oltreoceano. Nei loro piani, la destra radicale vorrebbe addirittura abolire l'obbligo scolastico a favore dell'istruzione in casa, per sottrarre i figli a ogni controllo dello Stato e trasformarli in proprietà privata del nucleo familiare. In questo scenario, il caso di Palmoli rischia di essere tramutato in un pretesto per scardinare le tutele dei minori in nome di un ritorno a un passato oscurantista.
magari è vero che una una parte della destra sta cercando di usando quei bambini per attaccare i giudici in vista del referendum contro la giustizia, ma le aree più radicali dell'estrema destra potrebbero mettere a frutto le loro populistiche strumentalizzazioni per raggiungere obiettivi molto più subdoli. In fondo sarebbe stato un vero peccato non provare a mettere a frutto le polemiche inaugurate da Salvini.