Pillon e il paradosso della libertà: padroni con i corpi dei minori, ma schiavi dello Stato in ospedale


Il leghista Simone Pillon appare molto incoerente. Da un lato sostiene che i "bimbi del bosco" apparterrebbero ai genitori e che loro avrebbero ogni diritto di segregarli, crescerli analfabeti e costringerli a defecare in una fossa scavata in giardino. Ma poi parrebbe cambiare opinione nel sostenere il corpo dei malati apparterrebbe al Governo Meloni, il quale avrebbero ogni diritto di infliggere un prolungamento forzato di una sofferenza atroce ai cittadini contro la loro volontà. E così esulta, tutto contento perché ai sofferenti verrà negata la libertà di scelta e lui potrà costringerli a subire le sue scelte sui loro corpi.



Da una parte si rivendica un’autonomia totale della famiglia e dei genitori, chiedendo che lo Stato resti fuori dalle mura domestiche anche a costo di privare i minori di istruzione o standard igienici minimi. Dall'altra si invoca invece il potere d'intervento dello Stato per impedire al singolo individuo di decidere per se stesso, sovrapponendo la morale pubblica alla libertà personale.
Eppure, nel caso della famiglia del bosco, la legge interviene per proteggere i diritti del minore (istruzione, salute), al contrario del fine vita, dove l'intervento del Governo impedisce a un adulto capace di intendere di esercitare un diritto già riconosciuto dalla Corte Costituzionale. Se lo Stato non deve entrare in casa di chi nega l'istruzione ai figli, perché deve entrare in ospedale a negare la dignità a chi soffre?

Esultare perché agli altri verrà impedito di poter scegliere per sé stessi dimostra il clima ideologico promosso dalla Lega.
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