Pillon si dice contrario alla libertà di scelta delle donne ma favorevole alla tortura animale?

C’è qualcosa di molto distorto nel pensiero del leghista Simone Pillon, che prima sostenere di battersi in ogni sede per la "sacralità della vita" e poi deridere apertamente chi manifesta una coscienza etica nei confronti della sofferenza animale.
Secondo l'esponente leghista, evitare atroci agonie a esseri viventi, come la pratica di bollire vivi i crostacei, sarebbe il sintomo di una "civiltà ormai senza valori" che meriterebbe di "andare a farsi benedire".

Il parallelismo che tenta di tracciare tra il diritto di scelta e la tutela degli animali è surreale: si paragona la complessa decisione riproduttiva di una donna alla sofferenza fisica, inutile e documentata, di un animale senziente.
L’incoerenza diventa ancora più stridente se osserviamo dove si ferma la sua empatia. Mentre si agita per la tutela di feti (che non sono ancora bambini), sembra non avere alcun problema con il destino dei bambini veri (e già nati) che molti leghisti lascerebbe affogare nel Mediterraneo o che apprezzano siano decimati dai bombardamenti in Palestina. Nei loro confronti la sua sensibilità appare non pervenuta.
La civiltà non si misura dalla capacità di infliggere dolore, ma da quella di ridurlo. Mentre Pillon invoca un ritorno al passato, il resto del mondo progredisce: la Svizzera ha vietato da anni la bollitura dei crostacei vivi, il Regno Unito li ha ufficialmente riconosciuti come esseri senzienti e nazioni come Norvegia e Nuova Zelanda impongono metodi di stordimento per evitare torture gratuite.
Non si capisce perché la sua avversione per la libertà femminile debba tradursi in una licenza di crudeltà verso altre specie. Proteggere un essere vivente da una morte atroce non è un segno di decadenza, ma il naturale traguardo di una società che si professa umana. Forse è proprio questa umanità, libera da dogmatismi e capace di empatia universale, a spaventare chi vorrebbe una civiltà fondata sul controllo e sull'indifferenza verso il dolore altrui.