Pillon vorrebbe togliere giorni di ferie a chi critica il consumismo?


Al leghista Simone Pillon, che il 25 dicembre vuole stare a casa per "celebrare in pace la nascita del Signore Gesù" e tornare a chiedere deportazioni e omofobia già dal giorno dopo, vorremmo chiedere perché mai sostenga che non dirsi cattolici dovrebbe comportare la perdita dei giorni di ferie previste dai contratti di lavoro. E vorremmo anche chiedergli se riuscirà mai ad esprimere un concetto senza sentire l'irrefrenabile impulso di ostentare il suo viscerale odio verso gay, migranti o chiunque non sia di estrema destra.

Sostenendo che i giornalisti del Post sarebbero "compagni" e non camerati come i neonazisti ungheresi che tanto piacciono ai suoi elettori, il leghista scrive:



In realtà, il pensiero di Pillon non regge. Nessuno gli impedisce di fare ciò che vuole e semmai è lui che da giorni urla che i bambini dovrebbero essere costretti a pregare in classe perché lui vuol imporre le sue personali convinzioni agli altri. Ed è davvero triste che Pillon perseveri nello sfruttare Gesù come simbolo identitario di estrema destra che andrebbe messo a frutto per esercitare sopraffazione e imposizioni.

Riguardo all'articolo, è probabile che Pillon non sia andato oltre al titolo. Infatti si parla dello spreco di cibo e dell'impatto sull’ambiente, dal peso psicologico delle feste, fino a uno studio secondo cui, potendo scegliere, nessuno si sarebbe comprato i regali che riceve.
Insomma, nessuno parla della "nascita del Signore Gesù" ma solo dell'aspetto più commerciale del natale, trasformato in una festa oggettivamente pagana in cui ci si ricorda di Gesù solo quando i leghisti si lamentano perché i figli dei mussulmani non vengono costretti a pregarlo in classe per sottomettersi a Silvia Sardone e Tommaso Cerno. E con buona pace per Pillon, ricevere sotto l'albero il pigiama padano da secessionisti in erba non ha alcun nesso con la religione.
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