Usa, agenti dell'Ice uccidono una donna a Minneapolis durante un'azione anti-migranti

A pochi isolati dal luogo in cui George Floyd fu brutalmente soffocato da un poliziotto, alcuni agenti dell'Immigration and Customs Enforcemen trumpiano hanno assassinato la moglie di un leader di un movimento a difesa dei migranti.
La vittima è Renee Nicole Good, cittadina americana e madre di tre figli, originaria del Colorado. È stata uccisa nel corso di operazioni ordinate dal presidente Donald Trump in diverse città americane , sostenuta col pretesto di voler arginare l’immigrazione clandestina.
Un video diffuso sui social mostra alcuni agenti che si avvicinano a un’auto ferma in mezzo alla strada. Un altro agente, posizionato davanti all’auto, ha estratto l’arma e sparato a bruciapelo tre colpi. Il suv si schianta contro una vettura parcheggiata e colpisce un palo della luce. La donna, ferita al volto, morirà in ospedale.
La portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna, Tricia McLaughlin, sostiene che la sparatoria sia avvenuta dopo che dei «rivoltosi» hanno ostacolato gli agenti e una donna ha tentato di «investire» le forze dell’ordine. Ed anche il presidente Trump ha avallato quella fantasiosa ricostruzione: «Ho visto il video, è orribile da guardare. La donna alla guida dell’auto era molto turbolenta, ostacolava e opponeva resistenza, e poi ha investito violentemente, volontariamente e brutalmente l’agente dell’Ice, che sembra averle sparato per legittima difesa».
A smentire la loro ricostruzione è il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, che accusa le autorità federali di «spacciare la sparatoria come un atto di autodifesa». A suo dire, si «è trattato di un agente che ha usato sconsideratamente la forza, causando la morte di una persona». È d’accordo anche il governatore del Minnesota, Tim Walz, che ha definito l’amministrazione Trump una «macchina propagandistica» capace di inventarsi fantomatiche accuse di terrorismo interno.