Carollo e Vani tornano ad insultarci


Non è la prima volta che i social network diventano teatro di scontri verbali, ma quanto sta accadendo attorno alla figura di Andrea Vani, cestista in forza alla Supernova Fiumicino, sembra delineare un quadro molto più inquietante: quello di una persecuzione mirata e ideologica contro la comunità LGBTQ+.
Al centro della vicenda ci sono una serie di post e commenti in cui Vani utilizza un linguaggio che va ben oltre la critica o il cattivo gusto. L’uso del termine "spurghi" per definire le persone gay non pare un semplice insulto, ma assomiglia ad una metafora di deumanizzazione. Ridurre l’essere umano a rifiuto organico, a qualcosa da "smaltire" o da cui "ripulire" la società, è un espediente retorico storicamente associato alle pagine più buie delle discriminazioni sistemiche.
A questo si aggiunge lo scherno costante basato su stereotipi logori: l’uso forzato del genere femminile per invalidare l’identità maschile e i riferimenti al "travestitismo" come strumento di derisione. Praticamente una sorta di bullismo che appare quasi "scientifico" nella sua ripetitività.

Ciò che rende il caso ancor più grave è il sostegno pubblico che simili esternazioni ricevono da Luigi Carollo, pastore evangelico noto per le sue posizioni ultraconservatrici e contrarie ai diritti civili. Invece di richiamare alla moderazione o alla carità cristiana, Carollo sembra alimentare il fuoco della polemica, elogiando gli insulti di Vani e intrecciandoli a una narrazione che mescola presunta fede, nazionalismo e ostilità verso i diritti civili.



Ovviamente il pastore evangelico Luigi Carollo si è premurato di elogiare gli insulti presenti in quel commento:



E le offese fomentate dal pastore sono molteplici:



Vedremo quanto rideranno se la Procura li chiamerà a rendere conto di quanto scrivono, dato che la diffamazione aggravata dall'odio discriminatorio e gli atti persecutori sono reati che non possono essere derubricati come "semplici battute"

Intanto il pastore insiste nel perseguitare i gay ed elogiare il nazionalismo di Giorgia Meloni, predicando il vangelo secondo Giorgio La Porta:



E chi l'avrebbe mai detto che i gay avrebbero "genere incerto" o che il nazionalismo sarebbe preferibile alla celebrazione dei dritti?

Il caso solleva anche un interrogativo etico per il mondo dello sport. Andrea Vani non è un privato cittadino qualunque, ma un atleta che veste i colori di una società, la Supernova Fiumicino. Lo sport, per definizione, dovrebbe essere veicolo di inclusione e rispetto.
Commenti