Cerno prova a spacciare le critiche per "censura"


Con buona pace per il signor Tommaso Cerno, nessuno ha "censurato" il suo amatissimo Pucci. Al massimo è stato il suo nuovo idolo a decidere di non co-condurre una serata di Sanremo dopo che molti italiani gli hanno fatto notare che le sue battute omofobe, sessiste e razziste non erano divertenti.
Se Ghali, Littizzetto, Benigni o Crozza fossero scappati davanti alle critiche dei populisti, probabilmente non lacererebbero da anni. Ma nella loro retorica. è colpa del Pd se un tizio si offende se qualcuno gli fa osservare che body-shaming e battutine sui gay non fanno ridere nessuno.

Poi, parlando di sé stesso in terza persona, Cerno si mette a frignare che lui si sentirebbe "censurato" perché le opposizioni sono contrarie a dargli uno stipendio pubblico per andare in televisione ad osannare la sua amatissima Meloni.



Sarà che la destra ama il vittimismo, ma spacciare le critiche per "censura" ha del surreale. A questo punto, si dovrebbe dire che ogni singolo italiano che non ha un programma in Rai dovrebbe potersi dire vittima di censura.
Più verosimile è che si contestino le nomine ai fedelissimi, che non è certamente "censura" ma difesa della pluralità. Inoltre, a voi pare normale che un signore che dirige un giornale a tiratura nazionale di proprietà di un deputato leghista, che cerca simpatie partecipando come giudice ai programmi di punta di TeleMeloni e che continua a esprimere opinioni opinabili possa sostenere di sentirsi "censurato" senza provare imbarazzo? Lo saprà cos'è la vera censura?

Ma soprattutto, possiamo ancora dire che le battute di Pucci non ci fanno ridere o è fatto divieto criticare chi è di destra?
Commenti