Dopo l'affossamento del ddl Zan da parte della destra italiana, sarà l'Europa a riconoscere l'aggravante dell'odio omofobico


Per fortuna c’è l’Europa. A tre anni di distanza da quei vergognosi applausi con cui la destra italiana celebrò nell’aula del Senato l’affossamento del ddl Zan, la risposta arriva direttamente da Bruxelles. La Commissione LIBE del Parlamento europeo ha infatti approvato una direttiva che incorpora gli elementi chiave di quel disegno di legge, segnando un netto contrasto con la linea del Governo Meloni: mentre a Roma si cerca di compiacere le frange più conservatrici e discriminatorie, l’Unione Europea procede spedita nel rafforzare le tutele per le vittime d’odio.

Il cuore politico di questo provvedimento risiede nell'integrazione dell’articolo 6 del ddl Zan, che definisce il contesto motivazionale dei reati. Con una maggioranza schiacciante di 77 voti favorevoli, la commissione ha stabilito che l’orientamento sessuale e l’identità di genere debbano essere equiparati a disabilità, religione ed etnia come aggravanti specifiche. Non si tratta solo di una dichiarazione di intenti, ma di un pacchetto di tutele concrete che spaziano dal supporto psicologico alla protezione della privacy, arrivando a prevedere strumenti moderni come le denunce online tramite le associazioni civili e la formazione obbligatoria per magistrati e forze dell’ordine.

Davanti a questo passo avanti per i diritti civili, la destra italiana ha scelto ancora una volta di distinguersi in negativo. Gli esponenti di Fratelli d’Italia Ciriani, Gemma e Inselvini, insieme alla leghista Susanna Ceccardi, hanno espresso il loro dissenso attraverso l'astensione, confermando una evidente distanza dagli standard di protezione europei. Tuttavia, il percorso della direttiva sembra ormai tracciato: il testo approderà in plenaria tra aprile e maggio 2026 e, trattandosi di un pacchetto unitario, una sua bocciatura appare altamente improbabile.

Una volta approvata definitivamente, l'Italia e gli altri 26 Stati membri saranno obbligati ad adeguarsi alle nuove norme. Come ha sottolineato con una certa soddisfazione lo stesso Alessandro Zan, ciò che il centrodestra era riuscito a bloccare tra le urla di giubilo a Palazzo Madama sta per diventare, finalmente, una realtà europea vincolante per tutti.
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