Gasparri appare ricicolo mentre accusa Ranucci di omofobia e ne chiede il licenziamento

Che Gasparri voglia accusare qualcuno di omofobia ha del ridicolo. Ma non pare esista argine alla strumentalizzazione di cui la destra pare capace.
Tutto è iniziato quando Il Giornale ha pubblicato alcuni scambi WhatsApp tra Sigfrido Ranucci e l’imprenditrice Maria Rosaria Boccia. I messaggi sono confluiti agli atti dell’inchiesta della Procura di Roma per ricostruire il rapporto tra i due nei giorni precedenti alla messa in onda dell’audio privato tra l’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie.
In quei messaggi privati, Boccia parla dell’esistenza di una presunta “lobby gay di destra che tirerebbe i fili dell’informazione”. Riferendosi a Tommaso Cerno, allora direttore de Il Tempo, Boccia lo definisce “scandaloso” dopo una sua partecipazione televisiva. Ranucci replica: “Quello è un altro del giro… giro gay, pericolosissimo”.
Si trattava di un banale messaggio scambiato in una chat privata. Ma Maurizio Gasparri si è lanciato nel tentare di accusare Ranucci di aver utilizzato un linguaggio omofobo, giudicato incompatibile con il ruolo di un giornalista del servizio pubblico.
E se fa ridere che Gasparri sostenga che un giornalista vada licenziato se usa termini simili a quelli usati dai suoi elettori in una chat privata, va forse ricordato che Gasparri non è mai stato un sostenitore della comunità gay. Anzi. Ma lui annuncia iniziative formali, tra cui una segnalazione di Ranucci all’Ordine dei giornalisti e richieste di intervento in sede Rai, sostenendo che quelle frasi configurino un problema deontologico.
Ranucci respinge le accuse, affermando l'ovvio: quelle chat sono state estrapolate dal contesto e che non contengono giudizi contro le persone omosessuali.