Il pastore Carollo ci spiega che definire qualcuno "ratto di foglia" sarebbe un "parere" e non un insulto

Secondo il pastore Luigi Carollo, insultare i gay utilizzando il femminile o paragonando le persone a scarti biologici significherebbe "esprimere un parere". È il solito riflesso condizionato di certa propaganda: l'offesa diventa "libertà" e la critica all'offesa diventa "vittimismo".

Peccato bisognerebbe distinguere i piani. Contestare una posizione politica ritenuta omofoba non è un attacco personale. Al contrario, il linguaggio utilizzato dal suo sodale Andrea Vani (che parla di "escrementi", "topi di fogna" e "travestiti da carnevale") non ha nulla di teologico o politico. È pura deumanizzazione.
Eppure, non appena finito di fare la vittima, il pastore ha nuovamente elogiato gli insulti del suo Andrea Vani:


Ancora una volta, il cestinista della Spernova Fiumicino ci insulta parlandoci a femmine, accostandoci ad escrementi da evacuare e spiegandoci che lui vorrebbe ottenere un'ospitata da Cruciani. Poi, nel plauso del pastore, si inventa che noi ci travestiremmo e che i travestiti (che forse lui confonde con le persone transessuali) andrebbero bene solo per carnevale.
Chiude la sua sequela di insulti definendoci "topi di fogna". E con buona pace per Carollo, definire qualcuno "topo di fogna" è diverso che esprimere lecite critiche verso chi si dichiara personaggio pubblico e va da Cruciani a chiedere che lo stato neghi pari dignità alle famiglie gay.
Poiché non tutti avranno seguito la vicenda, vorremmo ricapitolare quali sarebbero gli epiteti che il pastore evangelico Luigi Carollo sostiene sarebbero "pareri" e non insulti.
L’offensiva si è aperta nel gennaio 2024, con un tono di scherno che puntava a ridicolizzare l’identità delle persone. Il 2 gennaio, Vani definiva l'orientamento sessuale e l'identità di genere come un "disturbo di personalità" e apostrofò gli autori di Gayburg come "pazzarelleh".
Verso la fine dell'anno, la violenza verbale ha subito un'impennata. Il 5 dicembre 2024, gli articoli vengono liquidati come "una merdah" e l’autore si abbandona a insulti volgari, esortando la redazione a "radersi le chiappe e mettersi il rossetto" , parlando apertamente di "facce di merda truccate". Il 24 dicembre, i redattori vengono descritti come "sconvolteh" e "spettinate".
Il 2025 ha segnato il consolidamento della storpiatura del nome della testata in "Gayspurghi", espediente usato per associare il sito al mondo delle fogne. Nel settembre del 2025 ha definito i componenti del sito come "4 travestiti" , "mentecatti" e "sfrante rivoluzionarie". Il 21 settembre, ha rincarato la dose parlando di "povere PAZZEH" e di "4 scappati de casa".
Tra ottobre e novembre del 2025, ha continuato a dileggiare la redazione chiamandola "checchettine adorate" e accusandola di essere maestra nel "travisare le notizie".
La condotta non ha accennato a placarsi nemmeno nel nuovo anno. Nel febbraio 2026, Vani prosegue con la narrazione del "travestimento" , fino ad arrivare all'attacco dell’11 febbraio, in cui i membri di Gayburg vengono definiti "topi di fogna".
Il materiale probatorio evidenzia un leitmotiv preciso: l'utilizzo costante del femminile per deridere uomini o persone non binarie, l'associazione del sito a concetti di sporcizia e l'uso di epiteti tipici dell'incitamento all'odio. Un attacco che, per durata e intensità, sembra andare ben oltre il legittimo diritto di critica per sfociare in una vera e propria persecuzione digitale.
Eppure il pastore Luigi Carollo, ha sistematicamente elogiato i suoi commenti ospitati sulla sua pagina, elargendo like e cuoricini.