Riparte l’offensiva trumpiana contro la comunità trans negli Stati Uniti

A poche ore dal delirante discorso in cui Donad Trump ha sostenuto esisterebbero scuole che "inseriscono segretamente i bambini transgender in una transizione sociale", la destra statunitense ha presentato un progetto di legge a dir poco inquietante.
Si tratta dell'HR 7661, una proposta di legge federale che punta a estendere su scala nazionale le restrizioni già sperimentate in Florida. Ribattezzata immediatamente "Don’t Say Trans", questa norma non si limita a regolare l’educazione sessuale, ma mira a cancellare la visibilità dell’identità di genere dalle scuole pubbliche di ogni ordine e grado.
Il linguaggio scelto dai legislatori repubblicani è volutamente ampio e punitivo. Proibendo qualsiasi materiale che "includa disforia di genere o transgenderismo", la legge minaccia di svuotare le biblioteche scolastiche, sciogliere i gruppi di supporto studenteschi e costringere gli insegnanti trans a una forma di clandestinità professionale per non far perdere finanziamenti vitali ai propri istituti. È una censura che colpisce il cuore della socialità scolastica, trasformando le aule in zone dove l'esistenza stessa di una parte della popolazione diventa un argomento proibito, un tabù protetto dalla legge federale.
Tuttavia, mentre a Washington si combatte una battaglia di parole e divieti pedagogici, in Kansas la teoria si è già trasformata in una pratica amministrativa brutale. Sfidando il buonsenso logistico e il veto della governatrice democratica Laura Kelly, la maggioranza repubblicana dello Stato ha imposto la S.B. 244, una legge che invalida con effetto immediato le patenti di guida e i certificati di nascita che non corrispondono al sesso assegnato alla nascita. La Divisione Veicoli ha iniziato a inviare lettere che suonano come ultimatum: i cittadini coinvolti devono consegnare i propri documenti attuali per riceverne di nuovi, pena pesanti sanzioni penali.
La situazione in Kansas è precipitata in un paradosso legale che rasenta la persecuzione. Le autorità non ha previsto alcun periodo di grazia, il che significa che circa 1.800 cittadini si sono svegliati scoprendo che mettersi alla guida per andare al lavoro o per recarsi proprio a riconsegnare la patente li espone al rischio di un arresto. Un reato minore di classe B, in questo contesto, non comporta solo una multa salata, ma la possibilità di finire in carcere, dove la stessa legge impone la detenzione in base al sesso biologico, aggravando ulteriormente il pericolo e l'umiliazione per le persone coinvolte.