Salvini ha sbagliato. Ma sarò lo tato a risarcire la Seawatch a causa dei suoi errori


Ama dire che che chi sbaglia dovrebbe pagare, ma non quando a farlo è lui. E così sarà lo stato italiano a dover risarcire Sea-Watch con 76 mila euro per i fatti del 2019. Il Tribunale di Palermo ha giudicato illegale la trattenuta dell'imbarcazione, ordinata dal governo Conte come misura per fermare gli sbarchi irregolari, evidenziando come tale blocco violasse norme internazionali sul diritto di navigazione e sul soccorso in mare.
Matteo Salvini, allora ministro dell'Interno, fu l'artefice della politica dei "porti chiusi" che portò a quel sequestro, un atto che i giudici hanno ritenuto privo di fondamento legale, configurando un abuso di potere e una violazione del principio di non-refoulement sancito dalla Convenzione di Ginevra. L'errore principale di Salvini fu ignorare le evidenze giuridiche sul dovere di salvare vite in mare, optando per un divieto ministeriale non supportato da decreti legge adeguati, che la Cassazione aveva già definito illegittimo in relazione all'arresto della stessa Rackete.
Questo fermo prolungato causò danni economici e operativi a Sea-Watch, giustificando il risarcimento come riparazione per un'illegalità statale.

La sentenza sottolinea ulteriormente gli atti illegali compiuti dall'esecutivo gialloverde, tra cui lo speronamento evitato grazie all'intervento della Guardia di Finanza ma reso necessario dal rifiuto ostinato di autorizzare lo sbarco, in contrasto con le convenzioni Onu e Ue sul mare. Salvini ha reagito definendo la decisione "incredibile" e un "premio" per Rackete, ma tali commenti ignorano il verdetto che conferma l'infondatezza delle sue ordinanze, esponendo lo Stato a ulteriori responsabilità finanziarie.
Sea-Watch ha accolto la pronuncia come vittoria del "diritto sulla disobbedienza civile", mentre Meloni ha criticato i giudici, rivelando una continuità politica nelle tensioni con la magistratura su questi temi.
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