Secondo il pastore Carollo, l'uccisione di un 19enne sarebbe un banale "incidente sul lavoro"?

Non ci risulta che nel mansionario dell'Arma sia stata inserita l'eliminazione fisica dei sospettati. Eppure, stando alle ultime dichiarazioni del pastore evangelico Luigi Carollo, l'omicidio di un indagato non sarebbe che un banale "incidente sul lavoro", una sorta di effetto collaterale che la sua amata destra dovrebbe legalizzare su mandato elettorale.
Evidentemente il quinto comandamento è passato di moda, soprattutto da chi parrebbe più devoto a Giorgia Meloni che al Vangelo.
Carollo sembra convinto che il consenso elettorale e il referendum di Nordio offriranno alla sua amatissima destra una sorta di "licenza di sospendere la legge", garantendo alle forze dell'ordine un'immunità che rasenti l'esatto opposto della legalità. È una visione inquietante: la destra populista che sogna uno Stato dove chi indossa una divisa può disporre della vita altrui senza conseguenze.

Al pastore vorremmo ricordare che è morto un 19enne. Una vita spezzata non è un "incidente sul lavoro", anche se molti estremisti di destra parrebbero felici ogni volta che qualcuno uccide persone di origini straniere.
Non manca poi il suo classico attacco ai diritti civili. Il pastore è tornato a invocare il "privilegio" eterosessuale per il matrimonio, arrampicandosi sugli specchi dell'etimologia e della procreazione.

Se la procreazione fosse davvero il requisito del matrimonio, Carollo dovrebbe condannare anche le coppie etero senza figli. Ma il punto non è la lingua italiana: è un'omofobia che sembra andare a braccetto con una visione del mondo dove solo il "maschio bianco di destra" ha diritto di cittadinanza.
In fondo, la coerenza è l'ultima delle sue preoccupazioni: per lui, l'etimologia è fondamentale solo quando si parla di nozze, ma diventa del tutto irrilevante quando si deve giustificare la morte di un uomo che a lui non sta bene venga definito "omicidio" probabilmente solo perché è di origini egiziane.