Ungheria: giro di vite sui diritti, incriminato l'organizzatore del Pécs Pride

La stretta del governo Orbán contro la comunità LGBTQIA+ in Ungheria sta raggiungendo un nuovo livello di criticità. Buzás-Hábel Géza, storico organizzatore del Pécs Pride, è stato formalmente incriminato per aver promosso la marcia del 4 ottobre 2025. L'evento si era svolto nonostante il divieto imposto dalle autorità e confermato dalla Corte Suprema, basandosi sulla controversa legge che limita le manifestazioni in nome della "tutela dei minori".
L'accusa mira direttamente alla criminalizzazione dell'attivismo: Géza rischia fino a un anno di reclusione per aver violato le norme sulla libertà di riunione, inasprite nel marzo 2025. Secondo quanto riportato da ILGA Europe, la procura sta cercando di ottenere una multa tramite ordinanza diretta, senza passare per un'udienza pubblica, aumentando l'incertezza e il clima di intimidazione.
Il caso si inserisce in un contesto più ampio di repressione che ha colpito anche il sindaco di Budapest, Gergely Karácsony, incriminato lo scorso gennaio per aver protetto il Pride della capitale.
Il profilo dell'indagato rende l'azione giudiziaria altamente simbolica: Géza è un insegnante, formatore e attivista rom, gay, figura di riferimento nella società civile di Pécs. Nonostante il divieto governativo, la sua determinazione ha portato alla sfilata del 4 ottobre oltre 5.000 persone, rendendo l'edizione del 2025 la più partecipata nella storia della città.
ONG e attivisti denunciano il tentativo del governo di creare un precedente pericoloso per scoraggiare qualsiasi forma di dissenso. In un'intervista rilasciata al quotidiano Domani lo scorso novembre, Géza aveva dichiarato di non avere paura, nonostante le conseguenze personali subite, come l'impossibilità di trovare lavoro a causa delle sue posizioni politiche.
Amnesty International Ungheria ha lanciato una petizione per sostenere l'attivista e denunciare la deriva autoritaria del paese.