Eduardo Leite, governatore gay, si candida alla presidenza del Brasile


Il centrista Eduardo Leite, quarantenne governatore del Rio Grande do Sul, ha ufficialmente lanciato la sua sfida per la presidenza del Brasile.
L'annuncio è avvenuta attraverso la pubblicazione sui social di un "Manifesto al Brasile", un documento in cui Leite si propone come una netta terza via capace di superare la storica polarizzazione tra la sinistra di Lula e l'ultradestra rappresentata da Flávio Bolsonaro. Quest'ultimo, figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro, si muove in un contesto politico segnato dalla recente condanna del padre per un tentato colpo di Stato. Nel suo manifesto, Leite sottolinea che il vero limite del Paese non risiede nel suo potenziale, ma nella mancanza di una direzione chiara, presentandosi come il leader capace di invertire la rotta.

La sua candidatura porta con sé un forte valore simbolico, poiché, in caso di vittoria, Leite diventerebbe il primo presidente apertamente gay nella storia del Brasile. Non si tratta della sua prima prova di forza: già nel 2022 aveva tentato la scalata nazionale partecipando alle primarie del PSD contro João Doria, poco dopo aver fatto coming out durante una diretta televisiva su Globo. In quel periodo, il governatore cercò di mantenere un profilo istituzionale che non alienasse l'elettorato moderato, dichiarando che il suo orientamento sessuale non avrebbe trasformato il suo mandato esclusivamente in una piattaforma per le battaglie LGBTI.

Negli anni successivi, tuttavia, la sua figura pubblica e privata si è fusa in un messaggio di normalizzazione e diritti. Nel 2023 ha sposato il medico Thalys Bolzan, avvalendosi della legge sul matrimonio egualitario in vigore dal 2013, e nel maggio 2025 ha condiviso un post virale in occasione della Giornata contro l'omofobia, ribadendo che la sua posizione di potere e la sua identità personale sono pilastri di una lotta per il rispetto universale. Nonostante il peso mediatico, la sua marcia verso il Palazzo del Planalto resta complessa e densa di ostacoli politici.

I dati dei sondaggi Atlas/Bloomberg di febbraio lo vedono infatti ancora ai margini della competizione con appena l'1,6% delle preferenze, una distanza abissale rispetto al 45,3% di Lula e al 39,1% di Flávio Bolsonaro. Anche all'interno del suo stesso partito, il PSD, la partita non è del tutto chiusa: sebbene Leite sia riuscito a imporsi su rivali interni come Ratinho Júnior e Ronaldo Caiado, l'ultima parola spetterà al presidente del partito Gilberto Kassab entro la metà di aprile. A complicare ulteriormente il quadro è lo scenario internazionale influenzato da Donald Trump; l'alleato di Jair Bolsonaro ha infatti risposto alla condanna a 27 anni dell'ex presidente imponendo pesanti dazi punitivi del 50% sul Brasile. In questo clima di tensioni globali e nazionali, la presenza di un candidato di centro come Leite rischia di frammentare il voto moderato, uno scenario che, secondo alcuni osservatori, potrebbe paradossalmente finire per agevolare Lula in un eventuale ballottaggio.
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