Grecia, Consiglio di Stato conferma il matrimonio egualitario e l’adozione per le coppie dello stesso sesso


A due anni dall'approvazione della storica legge sul matrimonio egualitario, il Consiglio di Stato greco ha definitivamente blindato la normativa respingendo i ricorsi presentati da alcune associazioni contrarie. Con la sentenza n. 392/2026, la plenaria del massimo organo giurisdizionale amministrativo ha stabilito a maggioranza che la legge n. 5089/2024 è pienamente compatibile con la Costituzione greca e con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Era il 15 febbraio 2024 quando il Parlamento ellenico approvò la riforma con 176 voti favorevoli su 300, rendendo la Grecia il primo Paese cristiano-ortodosso al mondo a riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso e il diritto all'adozione. Dopo la prima conferma di costituzionalità nel maggio 2025, due associazioni e una società no-profit avevano presentato un nuovo ricorso, contestando le modalità di annotazione sui certificati di matrimonio e di nascita.
Nella sentenza, i giudici sono stati chiari: le norme della Chiesa ortodossa «non vengono intaccate», poiché il rispetto continua a basarsi sulla libera volontà dei fedeli. L'estensione del diritto matrimoniale alle coppie gay «non mina la struttura familiare tradizionale né i diritti delle coppie eterosessuali».
Sulle adozioni, la Corte ha precisato che il diritto delle coppie dello stesso sesso ad adottare «non viola la tutela costituzionale dell'infanzia e il superiore interesse del minore». I bambini adottati non subiscono discriminazioni rispetto a quelli cresciuti da genitori di sesso diverso, purché un tribunale certifichi che l'adozione sia nel superiore interesse del minore.

Appare particolarmente significativo il passaggio in cui i giudici chiariscono che «non è richiesto che l'adozione imiti il rapporto biologico di un bambino con due genitori di sesso diverso». Tesi che anche in Italia viene promossa da leghisti ed organizzazioni firzanoviste.

«Le norme impugnate non sono contrarie alla Costituzione», si legge nella sentenza. «Sono conformi ai principi del rispetto della dignità umana, del libero sviluppo della personalità e dell'uguaglianza di fronte alla legge», nonché ai principi della Cedu e del diritto dell'Unione Europea. La riforma «riflette l'evoluzione, negli ultimi decenni, delle posizioni socio-etiche sulle relazioni omosessuali e del trattamento della genitorialità omosessuale nella maggior parte dei Paesi democratici avanzati».
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