Israele assolve cinque soldati accusati di violenze sessuali sui detenuti palestinesi

Mentre il Governo Meloni ha stabilito che esprimere critiche nei confronti di Netanyahu sarà ritenuto reato, i tribunali di Israele hanno sentenziato che stuprare persone israeliane non costituirebbe reato.
La vicenda ruota attorno a una decisione del procuratore militare israeliano Itai Ofir, che ha archiviato il caso contro cinque soldati accusati di violenze sessuali su un detenuto palestinese nel centro di Sde Teiman.
Tutto ebbe inizio a luglio 2024, nella base militare nel deserto del Negev, usata dal governo israeliano per i prigionieri di Gaza. Un video della telecamera interna catturò le immagini di alcuni soldati che trascinato con forza un uomo da terra, lo coprono con scudi per nascondersi dalla ripresa e lo violentarono.
Il detenuto finì in ospedale in gravi condizioni: i medici riscontrarono fratture alle costole, danni agli organi interni e una lacerazione rettale causata da un oggetto appuntito. Dopo un intervento d'urgenza, fu rispedito nello stesso carcere.
L'esercito israeliano ha aperto un'indagine interna , arrestando i sospettati. M ail governo si schierò contro i giudici, incitando una estremisti di destra ad assaltare Sde Teiman e la base di Beit Lid per opporsi al procedimento. Netanyahu definì la diffusione delle immagini come "il più grave attacco propagandistico e mediatico contro Israele dalla sua fondazione" e ottenne il licenziamento di chi fece trapelare le prove,.
Un documento IDF di sei pagine ha spiegato che tutti gli indagati sono stati ora prosciolti, perché le riprese video sono "non conclusive" e gli scudi nascondevano la visuale. Inoltre dicono non si possa controinterrogare la vittima perché deportata a Gaza subito dopo lo scandalo.
Ad esaltare è Netanyahu, che dichiara: «Lo Stato di Israele deve dare la caccia ai propri nemici, non ai propri eroici combattenti». In riferimento è agli stupratori.
L'episodio non è isolato. Israele è accusata di accusata di torture sistematiche, negazione di cibo, sovraffollamento, violenze fisiche e sessuali come "vendetta" collettiva. Sono circa cento i detenuti palestinesi che morti in custodia.